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Ferrovia dell'Otago, Cromwell, Passo del Lindis, Monte Cook, Waitaki Valley, Christchurch, Penisola del Banks

La cittá di Dunedin é molto caotica, e non vediamo l'ora di andarcene. Facciamo i bagagli, andiamo in stazione e facciamo i biglietti per Pukerangi, un treno famoso che si arrampica sopra la gola del Taieri, avremmo potuto farla in bicicletta, ma da un'altra parte, e a vedere quelle montagne ci viene un po' di paura e decidiamo per l'alternativa facile per raggiungere Middlemarch, da dove inizia un percorso ciclabile di 150 km. di strada sterrata.

Ci mettiamo 2 giorni, e tranne qualche piccola salita é praticamente tutta piana. Ci godiamo la quiete e l'assenza delle macchine, ma purtroppo la pioggia e il freddo ci perseguitano, in una regione che normalmente non piove mai!

Mi viene un po' in mente il Sinai, con montagne e colline bruciate dal sole, con una striscia di alberi verdi a destra e sinistra del fiume.

Durante il percorso vediamo 2 biciclette che conosciamo, sono di Neila, una bambina con degli splendidi occhi azzurri che sembra un'angioletto, Olga e Christian.

Sono in viaggio da quasi 2 anni, e li avevamo incontrati una settimana prima.

Ci scambiamo gli indirizzi, e chissá forse ci rivedremo in Asia.

Arrivati a Cromwell decidiamo di riposarci un paio di giorni, che poi diventano 3 a causa del vento fortissimo che ci impedisce di intraprendere il passo del Lindis. 

Finalmente, dopo 3 mesi riesco a partecipare ad una messa, e anch'io canto con tanta gioia nel cuore in inglese. La predica la capisco solo in parte, ma esco felice e ricevo un'altra benedizione dal prete, lo ringrazio, perché ne ho tanto bisogno, lo saluto e torno nel campeggio.

Proprio vicino a noi si é accampato Phillip, lui é un missionario ed é in viaggio dall'anno 2001, con la bicicletta e per il momento solo in Nuova Zelanda. 

Nel pomeriggio arriva Lisa, una tedesca, anche in bicicletta che avevamo conosciuto proprio il primo giorno di campeggio. 

Con lei c'é Thomas, anche un tedesco, e trascorriamo una bella serata insieme, a raccontarci le nostre avventure e disavventure.

Finalmente,  dopo 3 giorni il tempo sembra migliorare, e decidiamo di partire, ci aspettano 110 km., ma non sappiamo ancora di avere il vento contrario, e un fortissimo sole che non da tregua.

Fino a mezzogiorno ho tanta energia, ma dopo la pausa pranzo inizio a preoccuparmi, ma non ho scelta, devo continuare, e raccolgo tutte le mie forze, c'è la devo fare, perché il problema piú grande é l'acqua,  che inizio giá a razionare. André non dice una parola, anche lui sta lottando.

Il passo in se stesso non é duro, ma non c'e ombra, solo montagne a destra e sinistra, che creano un corridoio di caldo, e non vedo l'ora che arrivi qualche cartello stradale bello grande, in modo da mettermi sotto un momento!

Ho iniziato pure a parlare col sole e con le nuvolette, ma niente, oggi hanno deciso di non incontrarsi.

Quando inizio a contare sto raggiungendo i limiti, 1,2,3,4......no, é meglio contare i metri,........no, i km.? La stanchezza si fa sempre piú sentire, non riesco neanche a mangiare un po' di cioccolato, continuo......, poi arrivano i cartelli,.......4 km. alla cima, no , non é possibile mi dico, da lontano la strada non si vede, ma si vedono i tetti delle macchine, quindi la strada é lassú,  basta, scendo dalla bicicletta e cammino, anche se é piú dura ancora spingerla, poi un'altra cartello, 2 km., poi ancora uno, 400 m., no, non é possibile, perché non riesco a vedere ancora la cima, e l'acqua é finita!

Poi finalmente vedo André che alza le braccia,  io continuo a camminare, mi sento quasi mancare, mi siedo un minuto sotto il cartello stradale, poi mi alzo, e da li inizia una discesa interminabile, fino a Omarama, dove finalmente arriviamo alle 20.30, Lisa e Thomas sono giá arrivati, sono seduti davanti alla cucina, ci salutiamo, contenti di essere arrivati, e iniziamo a bere e a mangiare!

Il giorno dopo ci salutiamo,  ancora scambi di indirizzi, e dispiace sempre tanto lasciarsi, perché sembra di conoscersi da sempre. 

André vuole vedere il Monte Cook, io l'avevo giá visto 20 anni fa, é il monte piú alto della Nuova Zelanda, con i suoi 3755 metri, e i Maori, lo chiamano col nome di un dio, Aoraki, il dio che buca le nuvole. Bellissimo il panorama, ma il caldo, ci opprime, ci sono 40 gradi. 

Alle 18.30 dobbiamo ancora trovare un posto per dormire e abbiamo 2 alternative. O fare ancora 30 km. alla frescura della sera, o fare una lunga pedalata il giorno dopo, perché tanto dobbiamo tornare a Omarama. 

Mangio un pezzo di cioccolato, salgo sulla bici e pedalo il piú velocemente possibile. 

Arriviamo di nuovo alle 20.30, doccia, cena e a letto. Non immaginate come possa essere stressante viaggiare talvolta, e ogni volta che decidiamo di riposarci, siamo cosí stanchi che non abbiamo voglia neanche di fare una passeggiata, o piove, e naturalmente, internet non funziona, o é cosí lento da perdere la pazienza. 

Il giorno dopo, anche se senza forze, lasciamo Omarama in direzione di Oamaru, sul mare, ci mettiamo 2 giorni,  e il motivo per cui vogliamo andarci, é che ci sono dei pinguini molto piccoli che ogni sera escono dal mare.

Alla fine, rinuncio ad andarli a vedere, per principio, perché ci sono centinaia di persone che vengono qui per loro, e mi fanno tanta pena perché non vengono mai lasciati in pace, e tutti fanno soldi alle loro spalle.

Christchurch la raggiungiamo in autobus, perché c'é un pezzo di autostrada molto lungo e noioso, e non abbiamo voglia di trascorrere 2 giorni di stress col rumore delle macchine e dei tir.

A Christchurch, nel febbraio 2011 c'é stato un terremoto che ha praticamente distrutto tutto il centro della città. Man mano che arriviamo, si vedono molte abitazioni e soprattutto chiese recintate e piene di sostegni, ma quando arriviamo in centro ci rendiamo conto dei danni, sembra una cittá fantasma, gli unici alberghi ricostruiti sono quelli delle grandi catene alberghiere, gli altri sono lí che probabilmente aspettano di essere demoliti, perché i soffitti stanno crollando tutti.

Ovunque ci sono voragini e da lontano si vendono tante gru.

Abbiamo fame naturalmente e finalmente troviamo un piccolo quartiere fatto di container di spedizioni navali, dove ci sono tutti i negozi.

Non facciamo neanche una foto, perché é tutto cosí triste, non vogliamo disturbare quella gente che cerca di ricominciare, e chissá quanti anni ci vorranno ancora!

A est di Christchurch, c'é una penisola con un tragitto su una ferrovia dimessa; decidiamo di farla, e verso le 13.00 sogniamo giá un bel cappuccino, ci mancano solo 30 km. ad Akaroa! 

Non sappiamo che ci sono 1.000 m. di dislivello, e arriviamo di nuovo molto tardi la sera, ma felici per aver visto di nuovo baie mozzafiato, che fanno dimenticare tutte le fatiche.

A Christchurch ci torniamo poi in bus, perché piove a dirotto, ed é troppo pericoloso mettersi su due ruote.

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