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Te Anau, Milford Sound, Southern Scenic Route, Penisola dell'Otago

Ciao, siamo di nuovo fermi, eravamo pronti per partire, ma il vento soffia cosí forte che decidiamo di rimanere, o diciamo meglio, André decide di rimanere, perché io non vedo l'ora di lasciare questo camping enorme e di starmene di nuovo sola sulla mia bicicletta, con i miei pensieri e i miei sogni, perché io non smetto mai di sognare cieli e terre nuove!

Dove eravamo rimasti.......?

Da Queenstown prendiamo un battello a vapore per raggiungere Walter Peak Station, a sud del lago Wakatipu e da li per fortuna siamo di nuovo soli, e iniziamo un tragitto di 2 giorni di sterrata verso sud, in direzione di Te Anau. 

Il paesaggio é fiabesco, a destra e a  sinistra fiorellini di tutti i colori, davanti a noi il ramo del lago settentrionale, circondato dalle montagne, e voi direte che anche da noi ci sono laghi e montagne, ma vi garantisco che qui tutto é deserto, non c'é proprio niente, a parte pecore e mucche che ci guardano come se fossimo dei marziani, e a me dispiace quasi rovinare la loro quiete.

Con la bicicletta facciamo rumore e li spaventiamo in continuazione, poveri agnellini e vitellini, si mettono a correre a destra e sinistra tutti impauriti, ma anche noi abbiamo paura di loro, perché sono imprevedibili. Soprattutto i tori, enormi, basta lasciarli in pace, ma la loro imponenza fa paura, e André mi aspetta sempre, non si sa mai.......!

Dopo la pausa pranzo ci aspettano un paio di attraversate a piedi nudi in torrenti un po' profondi per provarci a passare pedalando, e qui lontano da tutto e tutti é meglio non rischiare di farsi male. A parte una lunga salita, la strada é pianeggiante, e arriviamo su un'altipiano senza mai incontrare nessuno, l'unico rumore é il sibilo del vento.

Verso sera raggiungiamo i laghi Mavora,  dove c'é  un campeggio per 6 dollari, con vista sui laghi da milioni di dollari.

Dopo aver filtrato l'acqua si mangia, spaghetti Barilla (un lusso che ci permettiamo), con olio, aglio e peperoncino che abbiamo sempre con noi.

La mattina ci svegliamo tutti e due con il mal di testa, il sole del giorno prima é stato di nuovo troppo forte, e una nebbia fitta avvolge tutto, ma forza e coraggio, oggi dobbiamo raggiungere Te Anau.

Anche lí c'é un lago,  e piantiamo la tenda proprio di fronte. 

Il giorno dopo facciamo un'escursione a Milford Sound, tutto organizzato, perché é troppo pericoloso andarci in bicicletta,  la strada é molto stretta e tutto il giorno vanno su e giú autobus.

Milford Sound si trova a 120 km a nord di Te Anau,  ed é famoso per le sue montagne che cadono a picco nel mare, tra tante insenature. Con un battello si puó fare il giro, ammirare le cascate e guardare le foche che prendono il sole. Il tutto é molto turistico, ma appartiene a quei posti da non perdere.

Io ci ero giá stata 20 anni fa, ma c'era la nebbia e non avevo visto molto. Quando torniamo a casa la sera siamo piú stanchi che dopo 100 km. di pedalate, e non vediamo l'ora di tornare sul nostro sellino, e di essere liberi e soli.

Da Te Anau volevamo dirigerci a est, e lasciare il sud, ma poi decidiamo di proseguire e farci tutta la costa meridionale, dove non riusciamo a fare piú 40 km. al giorno, a causa del vento e delle interminabili salite, e quando il vento é forte bisogna pedalare pure nelle discese, o frenare continuamente per avere il controllo della bicicletta e non sbandare. La catena dei "Catlins" é bella, ma anche un po' monotona perché non é sempre lungo il mare, e la strada passa tra infinite proprietá agricole, con pascoli e non.

I campeggi sono molto semplici, ma molto piú belli di quelli affollati dove bisogna fare le corse per avere un tavolo libero o per cucinare.

Arrivati finalmente sulla penisola dell' Otago,  ci riposiamo un po' e facciamo poi una pedalata lungo il mare. E' molto bello e quasi rilassante, con casette di pescatori lungo tutta la costa, e mi viene in mente la Sicilia, Lipari e le altre isolette delle Eolie, mi viene quasi nostalgia, e talvolta tanta rabbia perché da noi non si riesce proprio a mantenere i posti creati dal nostro Signore un po' "al naturale"!

Qui facciamo un'esperienza unica, un regalo del Cielo, ma venuto dal mare.

Sapevamo che sulla spiaggia dove ci eravamo diretti c'erano i leoni marini, e ne vediamo veramente uno, probabilmente il maschio sdraiato nella sabbia a godersi la vita.

Lo osserviamo da lontano, gli facciamo qualche foto e poi decidiamo di lasciarlo in pace, e ci incamminiamo sulla via del ritorno, quando dal mare esce una sagoma enorme nera, la femmina penso, e io tremo dalla paura, perché era molto vicina, e sono molto pericolosi, perché non hanno paura degli esseri umani. Scattiamo qualche foto e poi via, con un'emozione indescrivibile,  che non mi passa per tutto il giorno!

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