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Arthur's Pass, Hanmer Springs, Kaikoura, Picton

Ciao, eccomi di nuovo, abbiamo trascorso tempi duri, al ritorno dalla Peinsola del Bank, abbiamo trascorso ancora una notte a Christchurch,  controvoglia, ma purtroppo le previsioni del tempo non annunciano niente di buono, perché prevedono un ciclone, e il giorno dopo decidiamo lostesso di partire e scappare verso nord, cercando di evitarlo.

La nostra prossima meta é il Passo dell' Arthur, usato dai Maori per raggiungere l'ovest e trasportare la pietra verde, e dagli esploratori europei piú tardi per trasportare l'oro attraverso le Alpi del Sud. 

Non é molto alto, solo 924 m., e il paesino alla vetta é il piú alto della Nuova Zelanda. 

Come base decidiamo di fermarci a Springfield, dove c'é un campeggio piccolissimo e molto semplice, ma basta avere acqua, da mangiare ne abbiamo, ci riposiamo e non siamo nervosi, ce la faremo ci diciamo tra noi, sono solo 80 km.!

La mattina il tempo é bellissimo, colazione davanti a un prato con le pecore che pascolano, facciamo i bagagli e partiamo.

I primi km. sono quasi piani, poi inizia una salita molto ripida, perché prima di raggiungere la vetta c'é un'altro passo, il Porters Pass. Con molta fatica lo raggiungo, sono sfinita e stressata dal traffico, dalle macchine che odiano le biciclette e ci sfiorano per farci arrabbiare, dai Tir, enormi, che mi fanno perdere l'equilibrio. In alto facciamo conoscenza con un signore inglese di 69 anni, anche lui con la bicicletta,  arriva dall'altra parte, incredibile, ha problemi di cuore ma il sorriso e il coraggio non gli manca.

Vorremmo raccontarci tutta la nostra vita, ma il vento ci porta via ed é giá molto tardi.

Di pomeriggio inizia a piovere, il vento non é a nostro favore, e ció ci fa rallentare. Prima del passo ci sono alcuni campeggi liberi, ma senz'acqua e non sappiamo cosa fare, perché il tempo sta peggiorando. Ci fermiamo e ci mettiamo sotto un tavolo a farci un caffé e a mangiare cioccolata. Alla fine decidiamo di continuare,  perché ormai siamo bagnati, e pedalando abbiamo almeno caldo!

Il paesaggio é magnifico, molto mistico, il traffico diminuisce e ci godiamo lostesso la pedalata, ci sembra di essere soli al mondo. Mi sono sempre dimenticata di dirvi che quando siamo agli estremi iniziamo a litigare, poi terminiamo sempre dicendoci a vicenda:" zitto/zitta e pedala", ridiamo e via.....

Verso le 19.00 arriviamo, e non vi immaginate la mia gioia nel passare il cartello, braccio destro in alto, un grido, di fianco a me arrivano le roulotte.

No grazie, io me la rifarei in bicicletta. 

A dormire andiamo in un'ostello,  perché a parte la pioggia e il freddo, non é consigliabile piantare la tenda, a causa del Kea,  un pappagallo che vive in montagna, molto intelligente, curioso e goloso di plastica e di tutto ció che appartiene ai turisti.

Non vogliamo rischiare che ci attacchi la tenda, e con le biciclette vicino si potrebbe mangiare il sellino e le ruote. 

Non esagero, é proprio cosí, e li sentiamo cantare tutta la notte.

Che meraviglia, trovare un fuoco acceso dopo una giornata cosí dura, e una stufetta che asciuga di nuovo tutto.

Il giorno dopo nevica, e non se ne parla di tornare a valle in bicicletta,  una telefonata e prenotiamo un bus. A valle Il brutto tempo persiste, ma arrivati in cittá e terminata la corsa con l'autobus,  pedaliamo per avvicinarci il piú possibile alla prossima meta, Hanmer Springs. 

Dopo la sosta di una notte ci alziamo e smontiamo la tenda il piú velocemente possibile, perché c'é un vento incredibile,  ma partiamo lostesso per allontanarci dal brutto tempo.

Di mattina abbiamo il vento dietro noi, che ci spinge in avanti e non dobbiamo neanche pedalare, che  meraviglia....., ma dura poco, perché la strada per Hanmer Springs si rivela molto pericolosa, con raffiche di vento che ci spostano in mezzo alla strada. É la prima volta che lotto cosí tanto per stare in equilibrio,  ma non mi resta che scendere e cercare di spingere, Dio mio che paura, ma la bicicletta é benedetta e cerco di non dimenticarlo mai.

Di pomeriggio inizia a piovere, ma almeno non c'é piú vento, mi sembra di essere nel deserto del Sinai, niente, solo montagne bruciate dal sole, vorrei fermarmi a fare qualche foto, ma piove troppo e non posso perdere tempo, continuo a dirmi forza Nadine, lassú ci sono le terme, e po ti potrai riposare.

Finalmente, dopo non so quante valli, verso le 19.00 arriviamo, e siamo infreddoliti e abbastanza bagnati da non resistere alla tentazione di prenderci un bungalow, dopo 4 mesi di tenda.

Finalmente una casetta tutta per noi, un bagno tutto per noi, un letto, e un posto caldo!

Ci rimaniamo 3 giorni, per riposarci un po'. Un pomeriggio lo trascorriamo alle terme, ma a me non piacciono molto, ci sono troppi turisti e troppo lusso.

Kaikoura é la prossima meta, una penisola dove il mare e le montagne sono vicinissime, famosa per le balene, che purtroppo non vediamo. É molto nuvoloso, e una fitta nebbia avvolge tutto, e non ce la sentiamo proprio di sederci e aspettare che una balena esca dall' acqua per salutarci, e pagare un'elicottero che ci porti al largo non vogliamo.

Se pagassimo per tutte la attrazioni turistiche saremmo giá al verde.

Pazienza, se i giapponesi non le ammazzano tutte, prima o poi le vedremo, o qui o in un'altro posto del mondo.

Dopo 2 giorni raggiungiamo Picton, e ci sentiamo molto strani, perché dopo 3 mesi di pedalate nell'isola del Sud,  ci rendiamo conto che la fine sta arrivando.

Ormai ci manca solo la parte orientale dell'isola del nord ed é fatta! 

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