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Singapore, Malesia

Singapore
Singapore

Ciao, il 4 maggio abbiamo lasciato la Nuova Zelanda per volare a Singapore e dico la veritá,  non sono contenta, forse perché so giá cosa mi aspetta, essendoci giá stata. Arriviamo alle 7.00 di mattina ora locale, e organizziamo un taxi per raggiungere l'albergo. Il caldo e l'umidità sono terribili, ma come dice André adesso siamo qui e non c'é nessun cartello con scritto "exit". Qui in Asia non ci sono campeggi e dobbiamo abituarci a camere senza finestre con aria condizionata, ma non importa, perché qui non si vedono prati verdi, fiori e montagne, ma solo grattacieli, per non parlare di mucche e pecore! Per fortuna che ne ho viste talmente tante in Nuova Zelanda che ho ancora quelle immagini impresse nella mia mente!

A Singapore c'é tanto da fare e vedere, ma dobbiamo abituarci al clima, e ogni passo costa sudore e fatica. Usciamo e entriamo negli enormi Shopping Center per respirare un pó e per rinfrescarci corpo e mente. Qui dovremo tornarci a novembre per prendere il volo di ritorno, e quindi rimandiamo alla partenza Chinatown e l'isola di Sentosa. 

Prossima meta  é la Malesia, e non é mai stata sulla lista dei nostri desideri, ma per noi é solo un transito per raggiungere la Thailandia. 

Ci alziamo alle 5.00 di mattina, facciamo colazione e scendiamo sulle strade di Singapore prima che inizi il traffico della mattina. Io sono nervosissima, ho paura di perdere di vista André, devo concentrarmi su di lui e sulle 4 o 6 corsie davanti a me, mamma mia,  spero solo di uscirne viva, chissá se i miei angioletti si divertiranno oggi!? Il sudore scende giá lungo la schiena e lungo le dita delle mani, l'aria é irrespirabile, penseranno tutti che siamo pazzi, ma non siamo gli unici a farlo. Finalmente raggiungiamo il posto di blocco di Singapore, con centinaia di moto e motorini che passano la frontiera tutti i giorni. Dopo un lungo ponte raggiungiamo il confine della Malesia, controllo passaporti, ci viene dato il visto per 90 giorni e poi proseguiamo. Il primo sospiro di sollievo, ma non c'é tempo per baci e abbracci, prima di mezzogiorno dobbiamo raggiungere Pontian. Non vi descrivo il tragitto per evitare di essere ripetitiva per quanto riguarda il traffico.

Pontian é un posto carino sul mare, ma il primo pensiero é trovare un'albergo, una doccia e bere, bere il piú possibile.

3 uomini in motorino ci seguono, e scopriamo poi che sono dei poliziotti in borghese, o almeno cosí dicono, il distintivo lo fanno vedere, ma sarà vero?

Ad ogni modo rispondiamo alle loro domande, e ci dicono che se vogliamo la loro protezione ce la danno, lo fanno per i turisti dicono.

Noi siamo stanchissimi ed esausti, ma la cosa ci dà da pensare, essendo appena arrivati in un paese nuovo. Penso non si puó mai leggere abbastanza, e poi oggi con internet,  ognuno dice la sua, e non si sa piú a chi credere.

Io avrei giá voglia di arrendermi, la Malesia su strada é molto monotona.

Il paesaggio é sempre lo stesso, tra una città e l'altra ci sono villaggi di case di legno, ai bordi delle strade tante bancarelle che vendono da mangiare, o frutta o zuppe, o riso e pesce, con delle salsine tutte particolari, con latte di noce di cocco e intrugli strani, che si, saranno buoni, ma non ci possiamo permettere mal di pancia, e la mattina facciamo solo pause veloci dai benzinai, con frutta fresca se ne abbiamo coca cola e patatine, la nostra salvezza! 

Ripartiamo subito per cercare di raggiungere la nostra meta verso le 11.00, perché dopo fa troppo caldo, cerchiamo subito un'albergo, una doccia, e poi riposo nella camera d'albergo con aria condizionata. Poi, connessione permettendo,  studiamo il percorso per i prossimi giorni. Da Pontian, in un paio di giorni raggiungiamo Melaka,  una cittadina protetta dall' UNESCO,  ma solo la cittadina vecchia, tutt'intorno grattacieli naturalmente. Melaka fu fondata nel 1400 da un principe indi di Sumatra, fu poi protetta dai cinesi e poi dominata dai portoghesi, olandesi e , e fu un porto importante di scambi.

Andiamo in un'albergo bellissimo per rigenerarci. Siamo distrutti dal caldo, e la nostra psiche é messa a dura prova. Io non mi arrendo tanto facilmente,  ma quando é troppo é troppo. Una mattina, alla periferia di una cittá,  mi fermo e mi scendono le lacrime, sento che il mio corpo non ce la fa piú, André si ferma, e vedo che anche lui sta lottando, il traffico é molto intenso, l'aria pesante, non c'é un filo d'aria, mancano solo pochi chilometri, forza e coraggio! Poi incontriamo 2 viaggiatori su una bicicletta tandem, loro arrivano dalla Polonia,  e sono al termine del loro viaggio. Sono freschi come 2 rose, e partono a mezzogiorno per la meta, nelle ore piú calde, sará perché sono giovani. Ogni giorno riceviamo tanti saluti, dai bambini alle donne col velo che ci sorridono, ai vecchietti sulle loro motore tte che ci guardano increduli e si chiedono sicuramente se siamo pazzi. Ogni sorriso e saluto che riceviamo é come una spinta, e devo dire che i malesiani sono persone veramente  e sorridenti.

Raggiungere Kuala Lumpur in bicicletta a me fa paura, cosí decidiamo di raggiungere l'aeroporto e da li prendiamo poi un taxi per la capitale, un labirinto di strade con semafori che nessuno, interruzioni e lavori in corso ad ogni angolo, qui il piú coraggioso vince. Tra un shopping Center e l'altro, foto dei grattacieli gemelli "Petronas", e un giorno intero trascorso tra una stazione ferroviaria e l'altra per cercare di prenotare un treno che ci portasse fuori cittá, passano alcuni giorni.

In conclusione, riusciamo a trovare un taxi, ma dobbiamo aspettare un giorno. 

Prossima destinazione sono le "Cameron Highlands", una localitá alpina turistica a 1500 m., dove la temperatura si aggira sempre sui 20 gradi, e finalmente vediamo un pó di natura, foreste e piantagioni di The. Rimaniamo un paio di giorni e ci godiamo la fresca temperatura, facciamo un paio di escursioni nella foresta, e poi riprendiamo il viaggio verso Penang, un'isola a ovest, collegata da un ponte con la terraferma, ma solo le macchine ci possono passare, cosí prendiamo un traghetto. Soprannominata "Perla dell'Oriente", Penang é stata il crocevia marittimo tra l'Asia e il centro di scambi tra l'Europa e il Medio Oriente. É una cittá tollerante, e deve esserlo, contando una macchina pro capite, una città dove come in tutte le cittá asiatiche, il nuovo si mescola col vecchio, e nessuno sembra fare differenze, né di religione né di stato sociale, e il fascino della Malesia penso sia proprio l'accettarsi a vicenda, e il rispetto per il prossimo é qualcosa che si sente nell'aria.

A Penang andiamo a visitare il tempio Kek Lok Sì,  il piú grande tempio buddista malesiano, che si trova su una collina.

Come la maggior parte dei turisti, facciamo tante foto, guardiamo, ammiriamo e "cerchiamo" di capire tutto, ma il caldo é opprimente, e fare tutte quelle scale costa fatica e sudore, cosí ci limitiamo a fare i turisti mezza giornata, e per il resto in un posto con aria condizionata! 

Il giorno dopo andiamo al Parco Nazionale di Penang, lo raggiungiamo con un bus locale, e io chiudo gli occhi alle curve.

Camminiamo nella giungla un paio d'ore, ci sono tante scolaresche in gita, e le bambine mussulmane hanno rigorosamente pantaloni lunghi e capo coperto, il bagno in mare lo fanno tutti con i vestiti addosso, e vederli é un divertimento. 

A noi non viene nessuna voglia di entrare in acqua, perché é cosí calda e sporca, non c'é piú speranza per il pianeta, ne siamo sicuri. 

Ci beviamo l'acqua di una noce di cocco,  un toccasana per il caldo, ci sediamo all'ombra e poi torniamo all'entrata del parco in barca.

Fino a Badang Besar, al confine con la Thailandia, abbiamo ancora 2 lunghe tappe, senza niente di interessante da vedere.

Arrivati al confine, non siamo ancora stati in grado di capire per quanto tempo ci daranno il visto, perché passando per via terrestre, le regole cambiano, o meglio, le possono cambiare al momento, a seconda della luna!

Alla prossima,  ciao.

 

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