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Cambogia

Ciao, prima di trovare la frontiera cambogiana, ci giriamo intorno un paio di volte, e tutti cercano di mandarci in direzioni sbagliate, tutti cercano di venderci un visto e uno stampo falso, ma lo sappiamo e non diamo retta a nessuno. Il caos é di nuovo alle porte, motorini, carri trasportati a forza di gambe e bacino, e chi non ha piú le gambe a causa delle mine, usa le braccia per far ruotare le ruote del carro, tra pozzanghere enormi, buche, terra rossa e tantissima polvere, tra immondizia e persone che camminano con una flebo in mano. Un camioncino della polizia di frontiera thailandese é pieno di persone rinchiuse, forse di ritorno nel paese da cui erano scappati in cerca di fortuna.

Ci rendiamo subito conto di stare per entrare in uno dei paesi piú poveri del mondo, e anche famoso per l'estrema corruzione! A turno dobbiamo prima salire all'ufficio thailandese, l'altro rimane con le biciclette, qui non ci si puó fidare neanche della polizia, anzi tanto meno che di loro! 

Io aspetto per prima, e vedo delle scene da incubo, cerco di trattenere le lacrime, avrei voglia di gridare aiuto a tutto il mondo, non mi sono mai sentita cosí impotente e inutile, e sará una sensazione che ci accompagnerá tutto il nostro viaggio in Cambogia. Ho l'impressione che davanti a me non ci siano persone, ma animali che lottano per la sopravvivenza, agli estremi delle loro forze, non si possono chiamare vestiti quelli che hanno indosso, ma stracci, non scarpe quelle che hanno ai piedi, ma pezzi di gomma, i piú fortunati hanno un motorino, gli altri trasportano a piedi, come detto prima, dei carri pieni di frutta, verdura, alimentari, scatolame, animali, di tutto,  poi all'improvviso a uno scoppia una ruota, e nel giro di qualche secondo tutti vanno in aiuto al poveretto, viene organizzato un nuovo carro, e tutti lo aiutano a mettere il suo carico di frutta nel nuovo carro, devono fare presto, perché la colonna dei carri che vogliono passare la frontiera é ferma. Io sono sconvolta, sono lí in piedi con una bicicletta che ha il valore di 100 carri, ho soldi per i prossimi mesi, nelle mie borse c'é da mangiare e da bere, la mia pelle é bianca, sono una "falang", una straniera........, una signora mi guarda, si ferma davanti a me, prima accarezza la mia bicicletta, poi me, forse pensa che le porteró fortuna........, lo spero! 

Dopo lo stampo di uscita thailandese andiamo a pagare il visto al posto di blocco cambogiano, poi un'altro ufficio, foto e impronte delle dita, e finalmente siamo in Cambogia! 

Siamo naturalmente stanchi, ma Poipet non ha una buona fama e decidiamo di continuare. Qui il traffico é assordante, tutti suonano il clacson ininterrottamente, e non lo fanno per salutarci, ma per intimidire ogni qual mezzo ci sia davanti a loro. Qui ci sono 3 tipi di mezzi di trasporto, le biciclette, motorini con rimorchio grande e piccolo, o le macchine dei ricchi, che fanno a gara a chi ce l'ha piú grande e piú veloce. Qui non ci sono regole, su un motorino si possono contare 5 persone e carichi di ogni genere, larghi, alti e pesanti, e finché va va. I sorpassi sono molto pericolosi, e pur essendoci guida a destra, tanti camion hanno il volante a sinistra. Per trasportare i maialini li mettono in una cesta su un'asse messa di traverso sul sedile della moto, i maiali grandi li legano con la pancia in su sull'asse e li legano sotto la pancia, 3 alla volta; le galline vengono appese con le gambe in su, penso circa 40 alla volta.

Per fortuna siamo in fretta fuori dal caos, e totalmente immersi nei paesaggi e nella vita di tutti i giorni dei cambogiani. Il paesaggio é molto piatto, solo risaie che aspettano i monsoni, e i villaggi sono per la maggior parte fatti di capanne di paglia, e i piú fortunati hanno una pompa d'acqua. Da mangiare non hanno molto, a parte riso, uova e verdura raccolta qua e lá. Di frutta ce n'é in abbondanza, ma mi chiedo se tutti sono in grado di comprarla. Di pesce ne hanno in abbondanza, col lago Tonlé, uno dei laghi piú grandi dell'Asia sud occidentale, e uno dei piú pesco si del mondo.Anche il fiume Mekong ne é molto ricco, e il pesce non manca mai nel menu di un qualsiasi ristorante, ma io proprio non riesco a mangiarlo, non voglio neanche pensare cosa finisce nell'acqua, ma d'altra parte non mi salvo neanche col mangiare riso e verdura la maggior parte dei giorni. Qui tra i villaggi non passano a ritirare la spazzatura,  e tutti la raccolgono davanti a casa per poi bruciarla ogni tanto. 

La prima sera in Cambogia la trascorriamo in un paesino con qualche guest house e ristorante, e il giorno dopo raggiungiamo Siem Reap, meta molto turistica, sempre piena di turisti per i quali vedere una delle 7 meraviglie del mondo é d'obbligo. Qui si trovano infatti i templi di Angkor, il complesso religioso piú grande del mondo, e patrimonio dell'UNESCO. Il sito archeologico di Angkor,é situato a circa 7 km. da Siem Reap, e comprende piú di 100 templi, palazzi e pagode eretti tra il nono ed il quattordicesimo secolo durante il regno dei re Suryavarman II e Jacavarman VII.

A Siem Reap, troviamo un'albergo molto piccolo in una delle viuzze della cittá, un piccolo paradiso, e ci fermiamo una settimana. André si accorge di avere la ruota della bicicletta rotta, e per aggiustarla passano giá 3 giorni in cerca di un negozio che lo possa fare. Poi, finalmente con la bicicletta riparata andiamo ai templi, e non ci serve a niente alzarci presto la mattina, perché giá alle 8.00 é pieno di gente. Ci rassegniamo, e cerchiamo lostesso di goderci la magia di questo posto, salendo e scendendo scale, passando per corridori e cercando di fare foto senza turisti.

Riusciamo a vederne alcuni percorrendo la zona in bici e facendo tante pause per il caldo che non lascia tregua.

Prossima destinazione é Phnom Pehn, la capitale, dove ci limitiamo a visitare le "Killing Fields", dove in una lunga passeggiata si attraversa il campo dove Pol Pot, responsabile del genocidio della Cambogia portava donne uomini e bambini per ammazzarli, dopo averli interrogati, torturati e obbligati a dire il falso. Pol Pot era il leader dei Khmer Rouge, che dal 1975 al 1979 avrebbe voluto ridurre la Cambogia in un paese comunista, reclutava i suoi soldati nei poveri villaggi e ammazzó 1 milione e 700.000 persone, riducendo le altre a veri e propri schiavi, ma non riuscì mai a cambiare l'indole gentile e sorridente degli abitanti.

Ci sarebbe da dire molto di piú, ma non voglio prolungarmi, e per chi fosse interessato, ho trovato una bella pagina:"cronologia.leonardo.it/storia/biografie/polpot.htm" 

Dopo 3 giorni con tappe di circa 100 km raggiungiamo Sihanoukville, una cittá e meta balneare che si affaccia sul golfo thailandese. Durante il tragitto e dopo oltre 8.000 km. di "fortuna", la mia bicicletta inizia a ribellarsi, poverina, e ben 5 buche ci costringono a continue soste involontarie. Fino alla quarta abbiamo mantenuto i nervi saldi, poi alla quinta buca accompagnata da pioggia forte, é stato difficile rimanere calmi! 

Sihanoukville non ci piace affatto, la spiaggia é incredibilmente lasciata in balia di immondizia e canali che portano al mare chissá quale liquame, meglio non pensarci, e pensare in modo alquanto egoistico,  che per fortuna viviamo lontano da qui.

Oltre al turismo dei giovani con gli zaini in spalla c'é purtroppo quello di stranieri senza scrupoli, e preferisco lasciare alla vostra fantasia quello che intendo, perché io anche se vedo con i miei occhi preferisco pensare che tutto ciò non é possibile! 

Dopo 4 giorni di pioggia intensa decidiamo lostesso di partire di nuovo in direzione della capitale per un'altra strada, diventiamo fradici e bagnati, ma pensiamo meglio bagnati e freschi che sudati con colpi di sole! Piove cosí forte che la nostra attrezzatura antipioggia non serve a molto.

Dopo un pó di riposo nella capitale, partiamo per il nord, dove contiamo di raggiungere la frontiera del Laos in alcuni giorni, che saranno veramente giorni di avventura, perché le strade non si rivelano tutte asfaltate. Finalmente usciti dalla capitale inizia una pista di terra rossa, buche, e una polvere rossa che non ci permette di vedere oltre 2 metri, il tutto mischiato al nostro sudore. Saranno 60 km. di lotta contro noi stessi, e quando finalmente raggiungiamo Skuon, la cittá dei ragni, non riusciamo a trovare una bella sistemazione, e io proprio non ce la faccio di affittare una camera dove per arrivarci ci sono i topolini che girano. Non siamo in grado di prendere una decisione e decidiamo per un'altro giro di perlustrazione,  e capitiamo alla stazione dei bus. É deciso, via da lí e ci facciamo portare a Kompong Cham, una bella cittadina sul fiume Mekong, dove per 2 giorni ci fermiamo a causa dell'ennesimo colpo di sole. Beviamo tanto, ma forse non ancora abbastanza. Per raggiungere il confine ci mancano ancora 3 tappe.

La prima é lunga ma bellissima, lungo villaggi che sembrano addormentati, ma dove la vita pulsa, e a ogni nostro passaggio spuntano almeno 10 bambini che ci salutano con tutte le loro forze, Hallo, Hallo, e noi cerchiamo di salutare tutti, anche se talvolta é impossibile, anche le mamme con i loro bambini piccoli in braccio gli muovono le manine! Sono bellissimi, cosí sorridenti e innocenti, la gioia del mondo intero penso. 

Cani, galline e mucche sono sotto ogni casa e si rispettano a vicenda. Qui sembra che nessuno si arrabbi mai, si vive e basta, di giorno in giorno, ma si nota come la gente si da da fare nel proprio piccolo per migliorare la loro qualità di vita, e non si arrende mai, é costante nel rialzarsi e nel continuare. 

All'entrata di una scuola i bambini erano tutti in ginocchio e con le loro scarpe cercavano di livellare la terra per evitare si formassero rivoli d'acqua in caso di pioggia, poi mi hanno vista arrivare, io mi sono fermata per fare una foto veloce, e tutti i bambini della scuola sono corsi fuori per salutarci. Sono momenti indimenticabili, impressi nella mia mente come degli stampi indelebili. Non riesco a ricordarmi tutto quello che vedo, é come un film senza fine.

Dopo una breve pausa a Kratie proseguiamo un tratto in un bus su una strada solo a tratti asfaltata e piena di buche.

L'ultima tappa verso la frontiera risveglia in noi una certa tristezza, a ogni pedalata ci rendiamo conto di star per lasciare un paese col quale ormai ce ne sentivamo parte, povero ma cosí ricco, caldo e accogliente, con un cuore grande, che non smette mai di sperare. Lungo la strada vidi un giorno un signore che camminava con un recipiente di plastica attaccato a una corda, era cieco, probabilmente aveva perso gli occhi per lo scoppio di una mina, sua moglie dietro di lui, una scena che mi spezza di nuovo il cuore, ma che puó solo insegnare a non arrendersi mai!

Ciao Cambogia, buona fortuna! Ce la farai!

Angkor Wat fu costruito tra il 1113 e il 1150 d.c. ed era una specie di cittá fortificata con case, strade, il palazzo reale e il tempio vero e proprio. Angkor Wat ha una forma a piramide con 4 torri agli angoli e una centrale che svetta su tutte, le torri rappresenterebbero le 5 vette della sommitá del monte Meru, sacro per la religione Hindu. É circondato da mura, decorate con bellissimi bassorilievi che corrono lungo rutti e 4 i lati e raggiungono una lunghezza totale di quasi 600 metri.

Angkor Wat fu costruito tra il 1113 e il 1150 d.c. ed era una specie di cittá fortificata con case, strade, il palazzo reale e il tempio vero e proprio. Angkor Wat ha una forma a piramide con 4 torri agli angoli e una centrale che svetta su tutte, le torri rappresenterebbero le 5 vette della sommitá del monte Meru, sacro per la religione Hindu. É circondato da mura, decorate con bellissimi bassorilievi che corrono lungo rutti e 4 i lati e raggiungono una lunghezza totale di quasi 600 metri.

Il Bayon é un tempio molto complesso, composto da ben 49 torri, su ognuna delle quali sono raffigurate 4 facce come quelle che si trovano agli ingressi di Angkor Thom.

Sì suppone che lo scopo originario della costruzione della Terrazza degli Elefanti fosse per permettere al sovrano di osservare il proprio esercito riunito e per poter fare discorsi sia a loro che alla popolazione. 

Il tempio di Ta Prohm, "Tempio Monastero", al declino della civiltà Khmer, fu inghiottito dalla giungla, e alla sua scoperta fu deciso di lasciarlo in parte come era stato trovato. Cosí, ancora oggi, enormi alberi secolari e le loro stupende radici avvolgono e crescono su alcune parti del tempio.

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