· 

Croazia

Dobar dan (buongiorno), dopo un lungo e freddo tragitto lungo il quale cerchiamo di abituarci a un nuovo stato arriviamo finalmente a Rijeka, una cittá portuale a nord dell'Adriatico, cerchiamo subito un Mac Donald's e ci rinchiudiamo a bere un cappuccino in tazza grande con tanto zucchero per assemblare mente e corpo che il freddo ha reso inutilizzabili.

le biciclette sono parcheggiate davanti a noi e tutti le guardano incuriositi, un signore ci dice che la Bora é fortissima e nei prossimi giorni aumenterá, ma noi siamo forti pensiamo e domani si vedrá.

Troviamo una sistemazione e andiamo a fare la spesa, da qui in poi la lingua croata ci mette in difficoltá, mi sforzo di comprendere qualche parola ma inutilmente.

Il giorno dopo nonostante il vento partiamo e prima di raggiungere la strada principale cerchiamo di uscire dalla cittá e spingiamo le biciclette a mano con tutte le nostre forze ma poi purtroppo ci dobbiamo arrendere, le raffiche della Bora ci spostano e non sentiamo piú le mani dal freddo, e i miei guanti high tech non servono a niente contro la natura.

Scendiamo di nuovo in cittá, di nuovo un cappuccino da Mac Donald's e cerchiamo di nuovo una sistemazione dove rimaniamo ancora 2 giorni a leggere, scrivere, mangiare e dormire!

La domenica vado a messa, il prete parla italiano e mi chiede da dove vengo, gli dico la mia storia e mi chiede se lo sto facendo per la Gloria di Dio, non capisco bene cosa voglia dire fare qualcosa per la Gloria di Dio, cerco un po' in Internet e ne deduco che voglia dire fare in generale qualcosa per rendere felice Dio, se qualcuno sa spiegarmelo meglio ne sarei felice! La messa inizia col rosario e una signora anziana si rivolge a me per continuare ma io proprio so a dire a malapena il nome di Maria in croato. Comunque la messa é stata lo stesso molto coinvolgente, accompagnata da dei giovani che suonavano la chitarra e cantavano.

Finalmente il vento si calma e siamo felici di tornare a pedalare. Ci vorrá molto per allontanarci dalla cittá, e il traffico é intenso, molti camion e bus ma é l'unica strada percorribile per noi. La strada é un continuo sali e scendi e credetemi, siamo contenti piú delle salite che delle discese, a causa del freddo. Ogni tanto ci fermiamo per fare ginnastica e berci un sorso di thé caldo, i moli dei paesini lungo la costa sono ricoperti dal ghiaccio, ma non ci penso neanche a togliermi i guanti per fare qualche foto.

Raggiungiamo Senj, la cittá piú vecchia del Nord Adriatico e come benvenuto un gruppo di uomini radunati al molo ci salutano e ci gridano : "bravo bravo", chissá cosa avranno pensato!

Troviamo una sistemazione ma prima ci fermiamo dal pekara (fornaio) a comprare il kruh (pane), poi al supermercato a comprare il med (miele), lo yogurt Dukat (yogurt), vota (acqua), kava (caffé) e mlijeko (latte).

Daniela ci accoglie con due segni della croce quando ci vede arrivare in bicikl (bicicletta) e ci chiede se vogliamo qualcosa di caldo, una carissima persona, di quelle che non si dimenticano cosí facilmente.

Dalla camera vediamo il tramonto del sole, il molo é coperto di ghiaccio e il vento si é sbizzarrito a soffiare in ogni direzione creando delle proprie e vere sculture di ghiaccio.

Ci alziamo la mattina pronti per partire, scendiamo per salutare Daniela e ci invita a bere un caffé, accettiamo, entriamo in casa e sua mamma ci offre della grappa che a dir la veritá accetterei volentieri se mi riscaldasse tutto il giorno.

Lei sta facendo della sigarette, con tabacco naturale, poi si mette a fare il pane e poi ci offre del salame cotto, buonissimo e ......naturale!

Bene, ci alziamo per partire e Daniela ci chiede la direzione, convinta di se stessa ci assicura che é impossibile, a causa della Bora, chiama la polizia e infatti la strada é chiusa, succede spesso se il vento é forte. Non ci rimane altro che arrenderci di nuovo, disfiamo di nuovo le nostre borse, facciamo una passeggiata, qualche foto e poi dentro in casa a leggere. A proposito, la Bora é molto salutare, si dice che fa bene al cuore, all'umore, ai reumatismi e soprattutto allontana tutte le malattie e concilia il sonno.

 

 La bora è un vento catabatico di provenienza est/nord-est, che soffia con particolare intensità specialmente verso l'Alto e Medio Adriatico e verso alcuni settori dell'Egeo e del Mar Nero in presenza di forti gradienti barici tra continente e mare.

Il termine deriva da Borea, personificazione del vento del nord nella mitologia greca.

La bora non si orienta in un'unica direzione, secondo la legge di Buys Ballot, ma fluttua intorno ad una direzione media che è tipica per ogni località. La sua caratteristica è di essere un vento "discontinuo", ovvero di manifestarsi con raffiche più forti, intervallate dalle raffiche meno intense. Tali raffiche sono comunemente dette "refoli". Soffia specialmente in inverno, ed è denominata "bora scura" con cielo coperto o con pioggia o neve.

Sul golfo di Trieste, come in tutto l'alto Adriatico, da Chioggia, alla laguna di Venezia, alla Romagna e alle coste delle Marche settentrionali, fino al Monte Conero, la direzione tipica è quella di E-NE. Nella Venezia Giulia il vento, a causa delle grandi differenze di temperatura tra il Carso e il litorale, si rinforza notevolmente, divenendo furioso e turbolento, con raffiche che possono superare la soglia dei 150–160 km/h .

La bora più conosciuta in Italia è appunto quella di Trieste. In Croazia è celebre quella di Segna e Fiume e in Slovenia quella di Aidussina. La bora, proveniente dai varchi della Dalmazia, soffia intensamente anche lungo le coste dell'Adriatico centrale italiano, raggiungendo velocità notevoli, nelle Marche talvolta oltre i 100 km/h .

 

Dopo un giorno di riposo forzato, la prossima tappa scorre a piccoli tratti lungo la costa e per la maggior parte del tragitto pedaliamo a fianco della catena del Velebit, da dove vediamo delle insenature del mare meravigliose, ma inizia a nevicare ed é richiesta la massima attenzione, il mio sguardo si alterna ad un secondo di paesaggio ed a un secondo di specchietto retrovisore.

A Senj ormai eravamo diventati famosi e tutti ci conoscevano per sentito dire, sulla strada si ferma il camioncino della posta per chiederci se avevamo bisogno di acqua, un ragazzo in bicicletta va su e giú per farci le foto, tutti suonano e ci salutano, una vecchietta esce sulla soglia di casa con una camicia a scacchi rossa, mi sorride e saluta, tutti momenti che fanno dimenticare in parte il freddo che ci perseguita.

Arrivati a Seline cerchiamo un posto asciutto, e lo troviamo, ma sará solo asciutto e non caldo, qui non ha nessuno il calorifero ma solo il condizionatore che dovrebbe servire a scaldare l'aria, ma la temperatura non si alza a piú di 7 gradi, e per fortuna abbiamo un mini calorifero elettrico al quale io mi attacco e cerco di asciugare ad alternanza i miei piedi, le mie scarpe, il cappello, i guanti e le calze, poi velocemente sotto la doccia, insaponatura a secco e sciacquatura con acqua calda, prima che il boiler si svuoti di nuovo, poi ci mangiamo un piatto di riso bollito con cipolla e fagioli e a letto dove per tutta la notte non cambiamo posizione per evitare che il posticino caldo si raffreddi!

la mattina riceviamo la colazione con pane fresco, formaggio affumicato, uova sode e marmellata, un saluto alla gentile padrona di casa e partiamo ad inseguire il sole che speriamo di trovare a sud ma inutilmente, e arriviamo di nuovo bagnati a Pakostane, dove dulcis in fondo dobbiamo fare 3 piani di scale per raggiungere l'appartamento con vista sul mare, dove fa piú freddo che fuori e spalanchiamo le finestre per cercare di riscaldare l'ambiente.

Per fortuna che la padrona di casa ci offre 2 bicchieri di vino fatto in casa e cosí ci dimentichiamo delle pene della giornata!

Sibenik la raggiungiamo lungo una strada molto tranquilla e la vegetazione incomincia a cambiare, tantissimi ulivi a destra e sinistra, la strada si allontana un po' dalla costa e le montagne carsiche alla nostra sinistra non ci lasciano mai, creando un paesaggio che mi ricorda tanto la Liguria, ma qui c'é piú spazio, la maggior parte della gente vive nelle cittá sulle coste. Durante il percorso vedo davanti a me 3 bici cariche, evviva, dei viaggiatori come noi, 3 ragazzi sud-coreani in viaggio verso Atene, foto d'obbligo e poi ripartiamo. Loro sono piú svelti di noi, hanno solo 25 anni e solo il minimo necessario con loro, e ci incontreremo di nuovo un paio di volte nei giorni a venire.

 

Sibenik é una delle cittá che mi ha affascinato molto, la Regione si Sibenik comprende 100 km di costa, 45 km di entroterra che raggiunge i piedi dei monti Dinari, 242 isole, isolette e scogli situati nella parte nord occidentale del mare davanti alla città: solo 6 di queste isole sono popolate durante tutto l'anno, altre ospitano casette estive che vengono affittate ai turisti e il gruppo più numeroso di isole fa parte dell'arcipelago delle Kornati. 

Il centro storico é un labirinto di scale ripidissime e ad ogni angolo ci sono chiese bellissime.

 

Quando partiamo per Split sappiamo che sará una tappa dura di 92 km., ma non sono i km. a farci pensare, é il colore del cielo che ancora una volta é grigio e promette solo pioggia, e infatti quando finalmente arriviamo siamo di nuovo bagnati e abbiamo un freddo incredibile, guai a fermarsi, ma quasi arrivati in cittá non riusciamo ad orientarci, e i nostri strumenti ci portano su e giú da strade ripide, un traffico caotico e semafori che passiamo con il rosso pur di arrivare in centro storico il piú presto possibile, dove finalmente ci rifugiamo da un fornaio  per un caffé caldo prima di trovare sistemazione.

La storia della città di Spalato vive da 17 secoli, da quando, proprio in questa penisola, nelle vicinanze di Salona,  la grande città romana, l'imperatore romano Diocleziano decise di costruire il palazzo in cui avrebbe trascorso gli ultimi anni della sua vita. In quei 1700 anni il Palazzo si trasformava e si è trasformato in città che oggi attira con la sua ricca tradizione, magnifica storia e bellezza del suo patrimonio naturale ed artistico. 

Già dal 1979 il nucleo storico della città è inserito nel registro dell'UNESCO, non solo per l'eccezionale conservazione del Palazzo ma anche, e non meno importante, perché il Palazzo e la sua città continuano la loro piena convivenza. In questa struttura sono visibili e ancora vivi tutti gli strati storici, dall'antica Roma, attraverso il Medioevo, fino ad oggi. 

 

Finalmente asciutti passiamo una bella giornata al sole per poi proseguire a Makarska dove finalmente per la prima volta riusciamo a trovare un posto per piantare la tenda e starcene un po' tranquilli. Avremmo voluto farlo piú spesso ma purtroppo tutti i campeggi lungo la costa croata erano chiusi e i posti adeguati effettivamente troppo esposti e troppo visibili e la pioggia intensa avrebbe reso il tutto un po' piú complicato.

Quando arriviamo a Dubrovnik siamo contentissimi perché sapevamo essere la nostra ultima tappa in Croazia.

Ragusa spesso chiamata anche con il nome croato Dubrovnik, in italiano anche "Ragusa di Dalmazia", è una città della Croazia meridionale di, situata lungo la costa della Dalmazia. 

La città di Ragusa è stata fondata originariamente su un'isola rocciosa e poi collegata alla terraferma mediante interramento di un sottile braccio di mare (che corrisponde oggi alla parte pianeggiante della città). Le fortificazioni attuali risalgono al XVII secolo, quando in seguito ad un devastante terremoto la città venne ricostruita quasi interamente.

Dal punto di vista urbanistico, il centro storico (che è tassativamente pedonale) è diviso a metà da un lungo stradone lastricato (detto appunto "Stradún") che termina in prossimità del porto e lungo il quale si affacciano i palazzi più significativi della città. Di fronte alla città vi è l'isola di Lacroma.

 

Ciao bella Croazia, anche se con tanta pioggia e il sali e scendi delle strade mi sei piaciuta, ma non vorrei mai vederti in alta stagione, quando sono sicura che nelle tue insenature e nei piccoli villaggi le sardine in scatola avranno piú posto dei tuoi turisti, e per fortuna a causa della tua impervia natura non é cosí facile costruire in ogni angolo appartamenti che saranno quasi 9 mesi all'anno vuoti, e preferisco non accennare cosa si vede ai bordi delle tue strade, solo noi ciclisti lo vediamo, e grazie al tuo mare che ci ha tenuto tanta compagnia!

Zbogom (addio)!

 

Kommentar schreiben

Kommentare: 0