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Montenegro

Il nome Montenegro, che nel XV secolo sostituì i più antichi nomi del paese (Duklja e Zeta), descrive il carattere montuoso del paese. La gran parte della superficie (13.812 kmq) del Montenegro, situato sulla costa dell’Adriatico orientale, confinante con l’Albania, il Kosovo, la Serbia, la Bosnia e la Croazia è composto dalle montagne che fanno parte delle Alpi Dinariche che attraversano la penisola balcanica.

Di nuovo tanta emozione quando passiamo la frontiera, registrano il passaporto, dicono bye bye e poi ricominciano a giocare col telefonino o computer, un grande cartello annuncia il divieto di campeggio libero, ma ci saranno davvero controlli? Prima tappa é a Herceg Novi, solito cappuccino, visita al supermercato dove trovo prodotti italiani e contentissima ne faccio la scorta, non sapendo cosa ci riserveranno i prossimi giorni, poi via in un posto chiuso prima che la pioggia ci faccia una doccia prima di quando vorremmo. La prima impressione del paese é una certa timidezza della gente, molto riservata, o é forse solo una costante rassegnazione nei confronti della loro situazione?

Pur essendo la moneta l'euro, per vari motivi il Montenegro non fa ancora parte dell'Europa, troppa corruzione e riciclaggio di denaro sporco, sembra che tutto funzioni ma in realtá nessuno si preoccupa di niente, si costruisce ovunque per un'immediato guadagno, avevo letto che il Montenegro é il primo stato ecologico al mondo e punta sempre piú ad un turismo sostenibile.

Niente di tutto questo! Qui i meravigliosi parchi nazionali, dove bisogna pure pagare l'entrata, sono sommersi letteralmente da discariche di ogni tipo, un'inquinamento con cui ci si abitua e con cui tutti convivono con completo disinteressamento!

Quando ci alziamo la mattina a Herceg Novi piove a dirotto, tutto é pronto per la partenza, ci sediamo sul letto e aspettiamo che le nuvole si spostano, poi via, sará quel che sará, basta andarcene dalla cittá.

Una sosta dal fornaio e via, in pochi km. siamo fuori e iniziamo un'ascesa interminabile, destinazione Zabljak, Parco nazionale del Durmitor.

Saranno 3 lunghi giorni tra pioggia, neve, sole e vento fortissimo.

Le prime 2 notti dormiamo finalmente in tenda, ci sentiamo sempre a casa ed é cosí bello mangiare fuori, cena e colazione nella natura. Per fortuna che sono abbastanza stanca e mi addormento subito, ma sono sempre all'allerta, non si sa mai, anche se siamo ben nascosti bisogna sempre avere un certo rispetto e André porta sempre in tenda un pugnale!

La seconda notte inizia a piovere a dirotto a mezzanotte, e la mattina siamo proprio demoralizzati ma cerchiamo comunque di ridere della situazione, togliamo la tenda interna, un bel caffé caldo e tutto passa, non é che si ha molta scelta, quindi forza e coraggio.

Per fortuna non c'é molto traffico, la salita é costante e le montagne sempre alla nostra sinistra, molto aspre, nere e mistiche, ogni tanto tanto ci fermiamo ai bordi della strada, una foto veloce uno spuntino di biscotti e frutta secca e via, poi finalmente un ristorante, entriamo subito a berci un caffé turco, nerissimo e buonissimo, ci facciamo riempire le borracce d'acqua e via. Una discesa di quasi 16 km. sotto la pioggia e un freddo pungente ci distrugge nuovamente, ci fermiamo in un ristorante dove fa freddo come fuori, ci portano una stufetta e cerchiamo di asciugare tutto, ordiniamo qualcosa di caldo e poi decidiamo di passare la notte in una camera, dove praticamente passiamo tutto il pomeriggio a fare il bucato e pulire la tenda.

Il giorno dopo ci mancano 36 km. fino al parco e sembra che il cielo si schiarisca un po', la salita passa attraverso qualche casetta ma niente di piu', deserto assoluto, noi e le biciclette, poi dopo una lunga galleria si apre un'altopiano innevato e fiabesco, qualche casetta qua e lá, con un tetto che arriva a picco fino a terra per far scivolare giú la neve, le raffiche di vento ci obbligano a scendere dalla bici, brutti momenti in cui si entra in una specie di subconscio, dove si pensa solo a sopravvivere e a cercare di scampare il pericolo di finire o in mezzo alla strada o giú a valle, André vorrebbe filmare il tutto, apre la borsa e gli volano via gli occhiali, corre a prenderli, non sentiamo cosa cerchiamo di dirci a vicenda, e come se fossimo degli intrusi la natura continua a sbatterci e a sbarrarci la strada.

Poi inizia una discesa, il mio copriscarpa sinistro si apre e sento un "ruscello" entrare nella scarpa, adesso é troppo, mi metto a pedalare velocemente ma Zabljak non riesco proprio a vederla, André pedala ancora piú veloce, ha le mani congelate e i guanti bagnati, poi finalmente un nucleo urbano disordinato dove scorre acqua per le strade, ce l'abbiamo fatta, ci rifugiamo in un ristorante e ci rimaniamo fino a quanto tutto é piú o meno asciutto, poi troviamo sistemazione e sconsolati guardiamo le nostre borse fradicie, solo fuori, ma é di nuovo tutto da pulire!

 Il Parco del Durmitor é patrimonio dell'UNESCO dal 2005 e la cittá montana di Zabljak si trova nel centro del parco, 1450 metri sopra il livello del mare (il più alto insediamento urbano della regione balcanica). 

Approffitando di qualche ora di sole facciamo una passeggiata al lago nero, uno dei tanti laghi glaciali in zona, molto tranquillo e circondato da foreste e vette ancora innevate, la piú alta della quale é il Bobotov Kuk (2522m).

Quando partiamo da Zabljak nevica, ma la quiete lungo la strada e le foreste ci fanno entrare in un mondo quasi surreale e finalmente iniziamo a scendere un po'. Prossima destinazione é il fiume Tara, che attraversa l'omonima gola, il canyon più lungo dello stato balcanico e dell'Europa, secondo al mondo solo al Grand Canyon. Il fiume Tara (in serbo Тара?) è un fiume che scorre in Montenegro e in Bosnia ed Erzegovina. Nasce dalla confluenza dell'Ospanica con il fiume Veruša sul monte Komovi, nelle Alpi Dinariche del Montenegro. La sua lunghezza complessiva è di 144 km, scorrendo per 110 km nel Montenegro e per i restanti 34 nella Bosnia ed Erzegovina; delimita il confine tra questi due paesi per diversi tratti. Il flusso del fiume è da sud verso nord/nord ovest e converge con il fiume Piva al confine tra Montenegro e Bosnia ed Erzegovina in mezzo ai villaggi di Šćepan Polje (Montenegro) e Hum (Bosnia ed Erzegovina), formando la Drina.

Alla fine siamo fortunati di essere i soli a fare foto sul lungo ponte del Canyon, veramente maestoso, e ci fará compagnia praticamente per il resto della giornata, in una lunga discesa su una strada che condividiamo con tanti camionisti.

Le gallerie sono il mio orrore, sono quasi tutte buie e a me viene il panico ma non ho scelta!

Per fortuna che in una scopriamo una stradina fuori e riusciamo a raggiungere l'uscita bene o male in sicurezza. 

Raggiunta la capitale Podgorica beviamo un cappuccino e andiamo a fare scorta di viveri alternandoci. Poi conosciamo Giancarlo, che vive in Uruguay ma é italiano, ormai da 5 anni in viaggio in bici, parliamo a lungo insieme delle nostre avventure, ci mostriamo a vicenda le foto, e anche lui sta aspettando tempo migliore per inoltrarsi nelle montagne del Montenegro, noi siamo felici di averle lasciate, ma anche loro hanno lasciato un segno indelebile in noi, la loro asprezza e la loro selvaggia ribellione ci hanno reso ancora piú forti! Fino al nostro arrivo a Petrovac le montagne non ci danno tregua, passiamo una zona paludosa, tutte le case sott'acqua, desolazione, rifiuti che galleggiano sul lago di Scutari, il piú grande dei Balcani, i temporali e i fulmini ci inseguono, noi siamo piú svelti e ci arrampichiamo fino ad una cresta da dove finalmente vediamo di nuovo il mare, paesaggi da sogno a vederli dall'alto, poi basta avvicinarsi per essere delusi di come l'uomo deturpi tutto!

Caro vento, perché non vieni qui e spazzi via tutto, perché non vieni a riportare un po' di ordine in queste montagne e mare, hai ragione a soffiare forte, e dovresti buttare giú tutti i palazzi e alberghi che non saranno mai terminati, e semmai lo saranno avranno vita breve, come l'avrá il Montenegro se non mette un freno, ma tanti paesi hanno bisogno di te, per spedirti tutto quello che a loro non serve piú!

Grazie a tutti quelli che che con un sorriso, un suono di clacson o un bravo bravo mi hanno fatto pedalare con il sorriso per un momento, e mi ricorderó sempre quella casetta in montagna con una coppia di vecchietti fuori, il camino acceso, le galline, il consueto cagnolino da guardia e il fieno ammassato come "una volta"!

збогом Црна Гора (addio Montenegro)

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