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Kasakhstan

Il primo controllo della frontiera avviene sulla nave, i militari salgono, i loro visi sono decisamente asiatici, tra di loro c'é anche una donna con un cane antidroga, il loro carattere é molto duro e deciso, ci fanno aprire tutte le borse e André non so come riesce a nascondere il coltello da campeggio, guai se lo vedono, lo Spray al pepe lo impacchetto in una borsa di plastica, le medicine non le dichiariamo, basta fare finta di niente.

Scendiamo dalla barca, con un pulmino ci portano al controllo passaporti, la solita foto e di nuovo controllo borse, poi ritorno alla nave, carico bici e finalmente siamo in Kasachstan......,no, non ancora, dopo qualche metro c'é una sbarra, di nuovo controllo passaporti, passiamo, finalmente liberi.........., no, non ancora, all'angolo gli stessi militari che c'erano sulla nave ci fermano di nuovo, dobbiamo aprire di nuovo le borse, il coltello non lo vedono neanche questa volta.

Ci assale di nuovo una sensazione di smarrimento, dobbiamo orientarci, é notte fonda e non abbiamo alcuna voglia di andare in cittá a cercare un'albergo; tutto si risolve immediatamente, a qualche metro dalla frontiera c'é un ristorante con fuori delle tende giá piantate nella sabbia, ci fermiamo anche noi e tutti bevono birra a volontá, io sono stanchissima e senza tenda cerco di dormire all'aperto.

Dopo 2 giorni di riposo ci prepariamo a 4 giorni di steppa, acqua ne troveremo e il cibo meglio portarselo perché nessuno parla inglese ed é proprio difficile capirsi.

 

-Il primo giorno 

Alle 5.00 di mattina partiamo, fa giá un caldo tremendo e cerchiamo di bere tanto, per uscire dalla cittá di Aktau ci vorranno un paio d'ore, e poi dopo pausa caffé all'ombra il niente........

Ora sará molto difficile descrivervi l'esperienza avuta, ma ci provo..........

Amo il deserto, il niente, l'orizzonte é sempre lo stesso, la strada dritta, la mia bicicletta e una striscia di asfalto, la polvere del deserto ogni tanto si innalza formando dei piccoli cicloni di sabbia, ogni tanto qualche macchina, il sole abbaglia la vista nonostante occhiali e cappello, André si ferma e inizia a fotografare, in lontananza inizio a vedere delle grandi sagome che camminano in modo elegante nella steppa, cammelli e dromedari, il nostro passaggio non li spaventa affatto, anzi attraversano la strada con una tranquillità incredibile, a differenza dei cavalli che scappano via nella maggior parte dei casi.

la loro presenza ci distrae un po', la temperatura si alza sempre di piú, vorremmo fermarci per un caffé ma decidiamo di continuare, la prima tappa é di 95 km. e dobbiamo cercare di arrivare prima del pomeriggio, io ho un vuoto allo stomaco, ma continuo a pedalare, mi sento mancare le forze, cerco di concentrarmi sulle montagne che iniziano a delimitare la strada a destra e sinistra, di un colore grigio con sfumature bianche, qualche curva, André mi rassicura che non manca molto e dietro a una collina che riusciamo a vedere dovrebbe esserci l'incrocio dove cercheremo un posto per dormire.

Si innalza un vento molto caldo che ci brucia la pelle, poi arriviamo, siamo stravolti e ci beviamo un litro e mezzo di coca cola, la fame mi é passata e sento il mio corpo lottare, mi sento come in uno stato di trance, insensibile a tutto ció che mi circonda, ci sono 3 ristoranti con aria condizionata che funziona a malapena, mi siedo in uno, poi nell'altro e nell'altro ancora, compro un po' d'acqua fresca, ma mi accascio sul tavolo e cerco di dormire, André rimane a dormire fuori su una panchina, 

Verso sera cerchiamo un posto per dormire, non sappiamo proprio dove andare e chiediamo ai ristoranti se possiamo dormire per terra ma non vogliono, non gli facciamo il minimo di pena!

Poi una signora ci fa vedere una casa in costruzione con dei barili davanti, se vogliamo possiamo stare lí, almeno non dobbiamo piantare la tenda, ordiniamo dei ravioli in brodo e io mi sforzo a mandarli giú, poi scendiamo nel retro, spostiamo i badili, mettiamo la stuoia per terra, gonfiamo i materassini e cerchiamo di dormire, dietro i badili vediamo il cielo ancora un po' arancione, momenti duri ma nel fondo della mia anima mi sento felice!

 -Il secondo giorno

Ci alziamo presto e mangiamo pane duro con nutella e un po' di frutta secca, spostiamo i badili e partiamo lungo un sentiero di sabbia che ci porta sulla strada e via, tutto dritto, nella vana speranza che il secondo giorno sia meno caldo del primo.

Il senso di libertá é indescrivibile, molto lentamente si fa giorno e vorremmo che il sole non si alzasse mai, ma in una discesa eccolo, all'orizzonte una palla arancione ci dá il buongiorno, ci mettiamo con la bici in mezzo alla strada, apriamo le braccia e lo salutiamo, la nostra anima é libera e il nostro corpo riceve forza per la giornata da questo spettacolo meraviglioso, solo noi, una striscia di asfalto, il Deserto, i cammelli e i cavalli e l'orizzonte!

A una fermata del bus facciamo pausa caffé con biscotti e frutta secca, ai margini della strada ci sono ogni tanto piccoli villaggi con delle stalle per i cammelli, il loro latte viene venduto in bottiglie di plastica da bambini.

La tappa di oggi é solo di circa  65 km. e oggi troviamo perfino un letto e una doccia in un'ostello.

Laviamo via la polvere dai vestiti, ci riposiamo un po', ci facciamo spaghetti aglio e olio e a letto.

-Il terzo giorno 

Colazione in camera con yogurt, noci e fiocchi d'avena.

Sappiamo che sará una giornata molto dura e lunga ma non ne parliamo, ce la faremo, come sempre.

Dopo alcuni km. c'é una piccola salita, il cielo si colora di arancione, e lui, il sole, ci regala ancora uno spettacolo stupendo, André si ferma e allarga di nuovo le braccia, la striscia di asfalto davanti a noi sembra raggiungerlo e ci invita a continuare prima che il suo calore riscaldi corpo e anima.

Difficile spiegare e trasmettere il deserto, é un'odio e un'amore che si alternano in continuazione, qualcosa che da pace interiore ma che é capace di distruggere il corpo,,,,,,,,,

Ci fermiamo in un villaggio a comprare coca cola in un ristorante che ha una bellissima insegna con una tazza di caffé e un pezzo di torta ma che non vende altro che acqua e coca cola appunto, una signora ce la vende e ha un bambino in braccio e uno attaccato alla gonna, non un sorriso, niente, mi sa che il caldo rende la gente un po' intrattabile,

Ci sediamo un momento all'ombra e poi via, in alcuni tratti stanno rifacendo la strada e ció significa fare dei tratti in una sabbia profonda che con il passaggio di macchine e camion ci spolverano per bene.

Mi fermo un momento e vedo davanti a me un bel ragno bianco e peloso grande almeno 10 cm. e scappo via, salgo in bici e improvvisamente vedo davanti alla mia ruota qualcosa di grigio e arrotolato e non riesco a reagire, un serpente vivo che penso abbia fatto in tempo a scappare, a causa del mio urlo forse.

Per un tratto di strada le cavallette saltano davanti a noi da destra e sinistra e viceversa, una vera e propria invasione, dei calabroni neri passeggiano sull'asfalto, le lucertole scappano appena ci sentono e ci sono pure gli uccellini.

Deserto, eppure pieno di vita. 

I km. iniziano a diventare tanti ma il paesaggio non é monotono, le montagne hanno come delle strisce rosa corallo e cerco di immaginarmi il tutto sott'acqua, perché lo era,

I pensieri vanno e vengono, talvolta mi sento in uno stato di inverosimile estraneitá con tutto ció che mi circonda, altri momenti mi sento parte del deserto, e altri momenti mi arrabbio e pedalo velocemente per combattere la sua crudeltá.

Ci fermiamo all'ombra di una casetta, mangiamo patatine e sciogliamo dei sali minerali in acqua fresca del thermos, chiediamo dove troveremo da bere, ci fanno segno dall'altra parte della montagna, ci rassegniamo e cerchiamo di prepararci mentalmente a pedalare la "montagna", che non lo é proprio, ma si vede polvere da lontano e quindi significa salita senza asfalto,

Io non riesco a pedalare e me la faccio tutta a piedi, una macchina si ferma e mi regala una bottiglia di acqua fresca nel deserto, di nuovo un'angelo, chiamo André e ringraziamo il Signore del regalo.

Mancano ancora tanti km, e a tratti riesco a pedalare pure velocemente, voglio arrivare a destinazione e bere coca cola fresca. La cittá si vede da lontano ma la pianura del deserto inganna e la strada é ancora lunga, poi finalmente una casa sulla destra, un ristorante, e non crediamo ai nostri occhi, 3 bici che conosciamo bene sono parcheggiate fuori, Elliot Lukas e Artur sono dentro, li abbiamo conosciuti al porto, ci abbracciamo e ci raccontiamo le ultime avventure,

Andiamo poi a dormire in un ristorante sui letti che usano per mangiare e per dormire, avevano anche camere, ma non ve le descrivo, in un'angolo del parcheggio cuciniamo riso e lenticchie e a letto.

-Il quarto giorno

Colazione mattutina in parcheggio, caffé e biscotti, il sole sta giá sorgendo, é l'ultimo giorno e domani saremo a Beynau.

Il caldo non ci da tregua e dopo solo una quarantina di km. ci fermiamo in un ristorante con aria condizionata, fuori c'é un vento caldo fortissimo, cerco di leggere ma non riesco tanto a concentrarmi con il via vai dei camionisti.

A tardo pomeriggio chiedo se posso entrare in cucina per guardare cosa offre la casa e vedo dei ravioli appena fatti, come dei saccottini ripieni di carne, va bene , 2 porzioni e senza farci tante domande su che carne é mangiamo, prima di iniziare a pedalare. 

Verso le 18.00 partiamo e abbiamo intenzione di continuare finché ci sia luce.

Appena dopo partiti succede qualcosa che non posso rivelarvi, momenti brutti in cui mi sento tanto sola, mi scendono tante lacrime, vorrei gridare aiuto a tutti, mi sento pure abbandonata da Dio, tante domande in testa a cui non trovo risposta, e davanti a me solo deserto.

La sua crudeltá si trasforma in una culla, in un'amico che mi chiede di essere forte come lui, il suo vento porta via le mie lacrime, il sole sta per scendere, mi fermo e lo guardo, riesco a tranquillizzarmi, un'altra giornata sta terminando e vorrei che non diventasse mai buio, la mia anima ha bisogno di questo momento..........

Ma lentamente diventa buio e alla fermata del bus stendiamo la stuoia, gonfiamo i materassini, copriamo con i vestiti i riflettori delle borse e cerchiamo di dormire.

-Il quinto giorno

 Colazione ai bordi della strada con biscotti e caffé, mancano circa 60 km., il paesaggio é un po' desolante, le montagne non ci sono piú e poi dulcis in fundo arriva il vento che rallenta di molto il nostro arrivo a Beynau.

Strano essere di nuovo in una cittá, il deserto mi manca giá.

 

Spero di avervi reso l'idea della solitudine e della ricchezza del deserto, ma ci andremo ancora, quindi aspettate le prossime notizie.

Da Beynau a Nukus prenderemo il treno e passeremo un'altra frontiera, il viaggio trascorre abbastanza veloce tra qualche dormita e il continuo andare e vieni di donne locali che vendono di tutto, ma ci arrangiamo di nuovo con frutta secca  e biscotti.

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