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Uzbekistan

Scendiamo dal treno ed eccoci a scoprire di nuovo una nuova realtá, altre usanze, altre strade o no, scusate, chiamarle strade forse non é appropriato, altra lingua, altri negozietti di alimentari, carichiamo la bici e abbiamo solo voglia di scappare, una doccia farebbe bene, ma talvolta preferiamo non farla per evitare di entrare in albergo e non vogliamo sorprese!

É tardo pomeriggio e Lukas si aggrega a noi, un'austriaco che ci fa tanta compagnia e col quale staremo un paio di giorni.

Ci allontaniamo da Nukus e appena fuori cittá giriamo a destra su una piazzola con delle pompe di benzina in disuso e abbandonata, ci facciamo una bella cenetta, pompiamo i materassini e dormiamo.

La mattina mi alzo e davanti a me una volpe (penso) mi guarda dal bordo della strada e poi scappa.

Una bella colazione e via, alla scoperta dell'Uzbekistan..........

L'Uzbekistan, diventato indipendente dall'Unione Sovietica nel 1991, è situato nel cuore dell'Asia centrale, sull'antica via della seta, dominato dal deserto e da due grandi fiumi che lo attraversano paralleli, il Syr Darya e l'Amu Darya, è un paese ricco di storia, religione e bellezze architettoniche.

Sapevamo che era molto desertico, e l'aria piena di polvere portata dal vento ne é la constatazione, facciamo di nuovo tante soste qua e lá per berci coca cola e acqua, difficile da trovare fresca perché l'elettricitá va e viene.

siamo stupiti dalle tante oasi verdi e dalle coltivazioni verdissime di cotone, piante che necessitano tanta acqua e sono la causa in parte dell'aumento dell'ariditá del paese.

Sulle strade ci é richiesta molta attenzione, buche enormi e tappezzate d'asfalto, qui non c'é la guida a destra o sinistra, ma guida in centro o in contromarca per evitare il peggio alle ruote.

André e Lukas ordinano pollo in un ristorante e non riuscendo a comunicare ne ricevono uno ciascuno, io mi accontento di un kebab e un po' di insalata.

Nel tardo pomeriggio ci facciamo un bagno nel fiume e poi cerchiamo un posto per accamparci.

 In tarda mattinata raggiungiamo la citta' di Khiva, circondata da antiche mura alle quali si accede da quattro porte ed è ricca di moschee e madrasse  (la madrasa, in arabo: مدرسة‎, è un termine che in arabo significa "scuola" . Nella madrasa si era educati unicamente alla teologia islamica e al diritto religioso, mentre l'approfondimento dello studio delle scienze private aveva luogo per lo più in altre strutture pubbliche).

Khiva é un'oasi ai margini del deserto Kara Kum ed esiste almeno da quando esiste il commercio carovaniero e, secondo la leggenda, fu visitata da Sem, uno dei mitici figli di Noè.

Trascorriamo un paio di giorni qui ma usciamo solo di sera o di mattina presto a fare qualche foto, perché fa troppo caldo. Per evitare di fare una lunga tratta nel deserto io e André decidiamo di prendere un taxi fino a Bukara, con aria condizionata ci avevano assicurato!

Con mezz'ora di ritardo arriva una macchina normalissima che aveva appena comprato il portapacchi, le bici le montiamo sopra, il "Tassista non aveva neanche pensato di portare delle corde per legarle, e qualcuno organizza dei vecchi fili elettrici, quando finalmente si parte il tassista si ferma e salgono 2 parenti, e cosí il viaggio fino a Bukhara diventa tutt'altro che comodo, e a proposito dell'aria condizionata, non c'era, solo finestrini aperti che riempivano la macchina di aria calda desertica!

Bukhara é patrimonio dell'umanita' dal 1993 ed é uno dei centri della via della seta, anch'essa molto turistica e caldissima, il che ci costringe ad alzarsi alle 5.00 di mattina per fare qualche foto. 

Ci sono diversi itinerari per raggiungere Samarcanda e noi decidiamo quello un po' piú lungo. Decidiamo di lasciare la cittá nel tardo pomeriggio e raggiungiamo un bellissimo lago salato nel deserto, Elliot e Arthur ci vengono incontro con un'anguria, e sono abbracci di gioia. In spiaggia ci sono dei letti ricoperti con dei tappeti, cucino spaghetti, vado a lavare le stoviglie nel lago, gonfiamo i materassini e dormiamo, dopo aver bevuto un caffé Lavazza offertoci da una coppia svizzera di Thun in viaggio con un camioncino Wolkswagen.

André inizia a stare male di notte e il giorno dopo non possiamo partire, ma per fortuna abbiamo scorte alimentari e riesco a comprare dell'acqua perché quella del lago é leggermente salata. Il caldo é tremendo e non vediamo l'ora che il sole tramonti, mangiamo e a letto sotto le stelle.

Facciamo colazione quando il cielo inizia a colorarsi di arancione e partiamo per una tappa che sappiamo essere dura, 80 km. di deserto con un paesino dove comprare acqua, e non sappiamo ancora che un vento forte ci sbarrerá la strada per 50 km...........

Dopo qualche ora Jack ci raggiunge ma gli diciamo di proseguire perché noi non siamo assolutamente in forma, e verso la tarda mattinata, quando i km. non diminuiscono nonostante le pedalate, sappiamo che il giorno sará lungo:

iniziamo a fare tante soste, e nel deserto non ci sono alberi, non ci sono neanche cartelli pubblicitari che diano riparo, quindi niente ombra, finché non troviamo un sottopassaggio, scendiamo, ci sediamo esausti, gli occhi si chiudono, a destra e a sinistra entra vento caldo, vorremmo mangiare qualcosa ma non ci riusciamo, l'acqua é diventata ormai calda, dopo mezz'ora decidiamo di proseguire per i prossimi metri, poi inizia una salita che con temperature cosí alte ci sembra una sfida durissima, io scendo e spingo la bici, conto i passi e i metri e l'acqua sta finendo, vediamo dei lavoratori e gli chiediamo acqua, ce ne danno un po' e proseguiamo e a ogni macchina che passa gli faccio vedere una bottiglia per fargli capire che abbiamo bisogno di acqua, la maggior parte si fermano e le macchine di lusso hanno addirittura acqua fresca, la lotta continua, siamo sfiniti e quando ai bordi delle strade troviamo dei muretti ci accovacciamo dietro per riposarci un po' all'ombra.

Io mi sento in uno stato di trance, non so come riesco ad andare avanti, inizio ad avere crampi allo stomaco e dico ad André che sto per morire! Lui mi rimprovera e se ne va, dicendomi di pedalare e di non aver paura che non moriró!

Arrivati a Navoy cerchiamo subito coca cola, hamburger con patatine fritte e a letto in albergo.

Vi chiederete perché non vi racconto mai tanto sulla cultura di questo paese, sulla gente, come vivono, ebbene, talvolta siamo cosí esausti che pedaliamo e basta, e lungo la strada ci sono solo piantagioni di cotone, tanti villaggi piccoli e modesti che sembra siano autosufficienti, con ognuno il loro pozzo o la pompa dell'acqua, basta chiedere se serve acqua, sono tutti tanto gentili ma purtroppo non riusciamo a scambiare una parola con loro e a parte si abbia la fortuna di incontrare qualcuno che parli inglese e traduca  non c'é proprio la possibilitá di fare domande.

La strada che ci porta a Samarcanda va su e giú per villaggi e cittadine molto caotiche dove macchine scassate fanno a guerra con macchine di lusso, ai bordi delle strade ci sono grandissimi ristoranti per festeggiare i matrimoni con numerosissimi invitati e soprattutto litri e litri di vodka.

Non sono molto amante degli animali, ma penso non ci siano animali piú dolci degli asinelli, se ne vedono tantissimi che trainano una famiglia intera o attaccati a un palo a mangiare, vorrei fermarmi e fargli le carezze a tutti!

Mi domando che futuro mai abbiano quei bambini che ci salutano in continuazione dal dorso dei loro asinelli o pascolano le pecore in etá scolare.

Stava diventando ormai buio e non riuscivamo a trovare un posto per la tenda, giriamo a destra e spingiamo le bici su una sabbia mista a polvere, ci guardiamo e per fortuna decidiamo di andare oltre, giú a sinistra dietro una conca, un posto perfetto, io cucino e André prova a fotografare la via lattea, sentiamo dei cani ma sembra siano lontano, le stelle e pace, finalmente la natura!

La mattina apro la tenda e un pastore con le sue pecore mi passa davanti, ma sembra che non ci veda neanche.

Quando arriviamo a Samarcanda é come se qualcuno ci svegli drasticamente da un sogno, il caos e il traffico non ci danno tregua, cittá abbastanza moderna ma poco funzionante, piena di contrasti indescrivibili, tutto deve sembrare perfetto per le aspettative dei turisti.

Anch'essa Patrimonio mondiale dell'umanita' Samarcanda si trova al centro della via della seta e presenta spiccate caratteristiche arabe dovute alla dominazione fin dal 712 d. C. La piazza Registan, con le sue bellezze storiche ed architettoniche, é il centro della cittá, dove tutti si riuniscono e passeggiano, soprattutto la sera, quando la temperatura scende, e a parte qualche passeggiata su e giú e qualche visita al bazar rimaniamo in ostello con altri ciclisti e ci godiamo la loro compagnia.

Caro Uzbekistan, vorrei sapere di piú su di te, ma quando partiamo per raggiungere un nuovo confine non mi viene nostalgia, e d'altra parte non vuoi che noi sappiamo tutto di te, penso hai troppo da nascondere!

Аз сокинони худ ғамхорӣ кунед (abbi cura dei tuoi abitanti)

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