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Tagikistan

Il Tagikistan è una nazione dell'Asia centrale, incastonata tra l'Afghanistan, la Cina, il Kirghizistan e l'Uzbekistan, ed é uno dei paesi più isolati dell'Asia Centrale e il meno sviluppato dal punto di vista turistico, nonostante i suoi grandiosi paesaggi alpini. Non è un mistero che la sua economia si regga sul contrabbando e sullo smistamento di droga prodotta nel confinante Afghanistan. Da non sottovalutare le notevoli difficoltà di spostamento all'interno del paese a causa dello stato delle sue strade e ancor più della penuria cronica di carburante.

Il passaggio della frontiera é un po' strano, tutti sono estremamente gentili con noi turisti, soprattutto con noi ciclisti, infatti circa 2 settimane prima della nostra entrata nel paese c'é stato un'attacco terroristico su un gruppo di ciclisti, di cui 4 sono stati uccisi e 2 feriti, e il fatto ci fa riflettere un po' ma certamente non ci fa cambiare i piani.

Dopo la frontiera una lunga discesa e tantissime piantagioni di cotone, tanti asinelli sono legati ai bordi della strada, altri carichi di fieno camminano lentamente ai bordi della strada, i contadini cercano ombra sotto gli alberi, i bambini ci salutano ininterrottamente e non ci danno pace, forse siamo un po' egoisti ma vorremmo esserci solo noi sulla strada.

Ecco che di nuovo una sensazione di vuoto mi assale, 1.000 domande, ci fermiamo a fare qualche foto, André vuole naturalmente quella perfetta e si inoltra in un campo, poi torna indietro con tantissimi pomodori appena raccolti, il regalo di un contadino, li mettiamo in borsa, poi una signora si ferma e vuole una foto, in un villaggio una bambina vestita di giallo ha in mano due ghiaccioli, uno rosso e uno verde, un'altra piange a dirotto sulla soglia di casa, la guardo, la saluto e smette subito, tanti altri bambini, e tanti dei quali veri monelli si presentano a decine sulla strada, veniamo poi a sapere che si telefonano da un villaggio all'altro per annunciare il nostro arrivo.

Alla prima cittadina troviamo un supermercato ben fornito, riusciamo a fare una scheda telefonica che poi non funzionerá quasi mai e poi via, é tardi e verso sera inoltrata troviamo un posticino meraviglioso non lontano dalla strada, il cielo é un'esplosione di luce. La seconda notte la trascorriamo nascosti vicino ad un recinto di pecore, e il giorno dopo il paesaggio cambia radicalmente, non piú verde ma rocce, a destra e sinistra, il rumore del fiume ci accompagna, la strada é scavata nella roccia e ogni tanto guardo su, se cade un masso ci rimaniamo sotto, qui non mettono in sicurezza niente. 

Ci troviamo in uno tra gli angoli più belli della regione dei Monti Fan.

Vogliamo raggiungere il lago di Iskanderkul, e dalla strada principale prendiamo una sterrata. Il lago alpino si trova nella zona della stupenda valle di Zeravashan, a cavallo del confine con l’Uzbekistan, dove scorre il fiume omonimo le cui acque si perdono nel deserto del Kyzylkum, a 20km dall’Amu Darya.

Solo 24 km. pensiamo, ce la prendiamo comoda, facciamo un bel pi-nic sulle rive del fiume, e poi il sole non ci dá tregua, ci costringe a tante soste, 2 signore ci vedono seduti ai bordi della strada, portano in testa un turbante, lo tolgono, lo aprono e ci offrono pane, halva e jogurt, André lo prova, io ringrazio gentilmente ma non provo niente, le vedo un po' offese ma pazienza, proprio non ce la faccio.

Nonostante la strada sia molto ripida e dissestata non scoraggia le Mercedes a percorrerla, e un'altra volta siamo un po' delusi dal traffico in una strada di montagna, ci immaginavamo boschi e foreste, e invece solo rocce di un colore marrone

e qua e lá qualche oasi di verde. Arrivati al punto piú alto siamo sorpresi da una discesa al lago molto ripida, e giá pensiamo che al ritorno la dovremmo fare dal lato opposto!

Al lago piantiamo la tenda, un luogo stupendo ma purtroppo meta di troppa gente per fare i pic-nic, e quindi di nuovo niente pace!

Prima di arrivare a Dushanbe, la capitale, ci aspetta un'altro passo, ma appena arriviamo all'inizio della salita lo guardiamo, ci guardiamo e ci sediamo su una panchina a decidere...........

Fa caldissimo, siamo ancora stanchi della pedalata al lago e poi sappiamo che c'é una galleria lunga 5 km. pericolosa da fare in bicicletta. Un signore ci offre di portarci con la sua macchinetta, mi sa che una 500 é piú grande, e poi stanca delle sue insistenze mi alzo e faccio autostop, qui cosa normalissima anche con 2 bici cariche come le nostre.

Si ferma una combi, scende un militare russo e ci chiede se ci puó aiutare, tempo di ringraziarlo che si ferma un'altra combi, scendono 2 signori e parlano con il militare, ci fanno capire di scaricare le bici, con 2 macchine é possibile caricare tutto, 5 minuti e si parte, alla fine della galleria si fermano, scarichiamo e ringraziamo, volevamo pagare il tragitto, e come risposta ci chiedono se ci servono dei soldi! Grazie angeli, e come chiamarli altrimenti?

Prima di arrivare a Dushanbe passiamo una notte in riva ad un fiume.

La capitale ha un'atmosfera molto fredda, palazzi presidenziali enormi e sbarrati, monumenti e strade alberate al centro, condomini dell'era russa, brutti, tristi e decadenti, un paio di supermercati dove facciamo la scorta di pasta Barilla, lenticchie rosse, riso, fiocchi di avena, nutella e miele, almeno per i primi 5 giorni della Pamir.

Il tempo lo passiamo in albergo a cercare il miglior angolo dove funzioni wi-fi, ma purtroppo é un'impresa molto ardua, e quindi non riesco bene a organizzare l'avventura del Pamir, forse meglio non sapere troppo e non organizzare tutto, sará quel che sará!

Quando partiamo da Dushanbe abbiamo circa 30 giorni per raggiungere il confine prima che ci scada il visto, 1.250 km. e poi 250 km. dal confine tagiko a quello del Kirgistan per arrivare a Osh.

É la seconda strada internazionale più alta al mondo, dopo la Karakoram Highway.

ll Pamir è una regione montagnosa dell’estensione di circa 100.000 mq.. L’altopiano si sviluppa ad un’altitudine compresa tra i 3.000 e i 4.000 metri sul livello del mare (da qui il nome “tetto del mondo”) ed è delimitato a nord dalla catena del Tien Shan, a sud da quella dell’Hindu Kush (Pakistan) e del Karakoram, a est da quella del Kunlun (Cina). Nonostante la sua estensione, il Pamir è abitato solo dal 3% della popolazione del Tajikistan (circa 220.000 abitanti).

Amministrativamente, l’altopiano del Pamir in Tajikistan ricade sotto la giurisdizione della regione autonoma del Gorno-Badakshan (GBAO) con capoluogo a Korog.

Alla partenza siamo un po' nervosi, ma ce la faremo, pur consapevoli che sará dura, e dopo una pausa lunga siamo contenti di lasciare finalmente la capitale e tornare sulle nostre 2 ruote!

Siamo di nuovo liberi, o quasi, appena lasciamo la capitale ci accorgiamo di essere inseguiti da una mercedes bianca con i finestrini neri, ci fermiamo e aspettiamo, si ferma anche lei, poi fa retromarcia, si ferma e scendono 2 signori, vengono da noi, si presentano, sono dei poliziotti in borghese, e dopo il tragico attacco ai ciclisti vogliono farci sentire sicuri, ma noi non ci pensiamo proprio ai pericoli, siamo troppo occupati a guardarci intorno.

Sulla Pamir le strade si alternano ad asfaltate, a sabbia rossa, a ghiaia dove pedalare é quasi impossibile, a tratti che sembrano sentieri di alta montagna e nulla hanno a che fare con strade, a tratti ondulanti interminabili che fanno venire il mal di mare, a pezzi di strada letteralmente sprofondata o caduta nel fiume, a pezzi confinanti con montagne dalle quali cadono in continuazione massi e sassi, nessuno se ne cura,  

 Il primo tratto tra Dushanbe e Khorog fu costruito nel 1915 per volere dello Zar Alessandro II da ingegneri e operai reclutati dai campi punitivi. La creazione della strada fu complessa in quanto dovettero far saltare pareti verticali del Pyanj canyon per poter costruire il tracciato. Purtroppo gli operai e gli ingegneri morirono tutti nella costruzione di questo tratto.

Questo percorso non era però adatto a mezzi a motore infatti, in alcuni punti la strada era larga a malapena 1 metro, ed era adatta solo al trasporto con animali.

L’attuale tracciato è stato costruito successivamente per la precisione tra il 1931 e il 1934 dall’impero Sovietico, per favorire i collegamento dell’altopiano dell’Asia centrale. Dopo la caduta dell’impero la manutenzione della strada è stata quasi completamente assente e sono stati fatti degli interventi solo dove frane, smottamenti, alluvioni avevano danneggiato gravemente il tracciato.  

Comunque, strada a parte, é abbastanza semplice trovare un posto per la tenda, e se poi é in prossimitá del fiume o di una fonte d'acqua, tanto meglio, cosí ci possiamo lavare e filtrare l'acqua per bere e cucinare. All'inizio della Pamir trovavamo sorgenti ovunque, acqua limpidissima, io mi guardavo attorno e se non c'era nessuno ne approfittavo sempre per lavare me e i vestiti, che non serviva molto, bastava il passaggio di una macchina o di un camion che ero di nuovo ben spolverata, e in alcuni tratti i camion erano veramente tanti.

Il primo passo é lungo 36 km. con un dislivello di 1.600 m., partiamo presto, e dopo 2 piccoli villaggi e un controllo passaporti la strada inizialmente quasi pianeggiante diventa ripida e con molti sassi, prima o poi mi arriveró mi dico e me la prendo comoda, mi fermo e faccio fotografie, sono contenta e di buon umore, di fianco alla strada ci sono dei pali di cemento con scritto quanti km. mancano, e cerco di non guardarli mai, mi concentro sul respiro, pedalo e vorrei tanto avere la mia mountainbike al posto di una bici carica, ma cosa sto facendo? E siamo solo all'inizio, cerco di capire dove sará mai la strada ma non la vedo proprio, si inerpica lentamente ai bordi di un fiume azzurro, tanta solitudine, il verde giá sparisce e i colori delle montagne sono quasi tetre, un'atmosfera mistica avvolge tutto. Per pranzo ci fermiamo ai bordi della strada e ci facciamo pasta al brodo istantanea, vado al villaggio vicino a cercare del pane ma non ne trovo, talvolta nessuno ti aiuta, altre volte ce lo regalano.

 Facciamo tante soste, ci fermiamo a fare ripieno di acqua ad una fontana, la filtriamo e via, quando iniziamo a vedere finalmente il passo ci facciamo forza, contiamo le curve mancanti, mangiamo qualche dattero e speriamo di far presto ad arrivare perché é tardi.

Io vorrei arrendermi ma per sopravvivere non posso!

Finalmente vedo André alzare la mano, lui é arrivato, io non riesco neanche a sorridere, poi un'abbraccio, qualche foto e via giú a valle, una discesa che ora ha bisogno della forza delle braccia, una strada piena di buche e grandi sassi che richiede tanta concentrazione, le pareti rocciose sono giganti, mucche e pecore ci bloccano la strada, i pochi contadini che vivono qui passeggiano sui bordi della strada, vivono in vere e proprie baracche, mi piacerebbe sapere di piú su di loro ma la barriera linguistica non ci permette di fare alcun dialogo, forse peccato, forse fortuna.

Troviamo un posticino piano dove mettere la tenda, l'acqua ci basta, la notte ci fa visita un'animale, non usciamo dalla tenda, non capiamo cosa sia e accendiamo la musica, poi veniamo a sapere che in quelle zone ci sono gli orsi!

La discesa é ancora lunga la mattina e dopo controllo passaporti arriviamo in un centro abitato con un supermercato, ma poco fornito, compro di nuovo per circa 5 giorni, una doccia in un'albergo piccolino, una dormita su un letto, una lavata ai vestiti e poi scappiamo di nuovo.

Una sera non riusciamo a trovare posto per la tenda, é giá tardi e in un villaggio una famiglia ci invita nel loro giardino e ci permette di passare la notte. Ci sediamo esausti ma contenti, e dopo 10 minuti arriva la padrona di casa con un piatto grande di frutta secca e noccioline, seguite poi da un piatto di patatine fritte, pane fatto in casa e pomodori.

La mattina avevamo giá preparato la colazione che arriva di nuovo con mele, patatine fritte, salame di manzo e uova.

Impossibile mangiare tutto e rifiutare non é possibile, quindi non vi dico che fine fará tutto quel ben di Dio.

Le montagne si innalzano verso il cielo, e mi chiedo dove sono tutte quelle vette alte ed innevate, ci vorranno ancora un paio di giorni e tante salite, di cui un passo che purtroppo lo faremo in taxi, André infatti dopo 5 km. si arrende, da 3 giorni non mangia e non beve e non ce la fa, io spero che si riprenda, sono cosí orgogliosa che sarei pronta a tutto, invece torniamo giú al villaggio e si mette a letto, in una casa dove troviamo alloggio e organizziamo un taxi per il giorno dopo.

Io passo il pomeriggio con 3 bambine della famiglia e cerco di insegnarli un po' di inglese.

Il passaggio in Taxi é tremendo, quasi 4 ore di strada dissestata, mi fa male tutto quando finalmente scendo, meglio pedalare, definitivamente, montiamo le bici e siamo di nuovo liberi, ma su una strada piú adatta a scarponi da montagna che ruote di bicicletta. La sera piantiamo la tenda su terra bianca durissima, il fondo di un laghetto salato, qui quasi tutti sono salati, e per fortuna abbiamo acqua.

Da qui la strada migliora un po', asfaltata, ma le buche non mancano, comunque abbiamo piú tempo di guardare i paesaggi, sembra di essere nel deserto con dei fiumi di acqua blu pieni di curve, alle loro sponde mandrie di mucche e pecore si abbeverano, dopo un posto di blocco ecco Murghab, una visita veloce al bazar, compro pasta, aglio, pane e cioccolata per i prossimi giorni, c'é un'albergo ma preferiamo la magia della natura in questi posti, ci assicuriamo di avere acqua e a sera inoltrata ci addormentiamo sotto le stelle, inizia a fare freddo e ci alziamo solo quando i raggi del sole toccano la tenda.

Il passo dell'Akbaital, 4.600 m., é il piú alto che passeremo, non ci fa paura il passo in se stesso ma l'altitudine. La salita non é ripida, solo gli ultimi km., ma l'altezza si fa sentire, con tanta stanchezza, qualche giramento di testa e un lieve dolore al cuore, che con poco ossigeno deve lavorare di piú. Continuo a fare pause e a scendere, alterno il  cammino alla bici, e quando sono su non ci credo quasi, di nuovo un grande traguardo, baci e abbracci e iniziamo la discesa, fa molto freddo e i primi prati hanno dei ruscelli ma sono ghiacciati, quindi dobbiamo scendere di almeno 1.000 m., fino a una distesa di prato con un bel ruscello, ci serve acqua quindi ottimo, abbiamo tutto! 

Thomas si é unito a noi, l'abbiamo incontrato sul passo e in sua compagnia proseguiamo molto lentamente, a causa del vento contrario naturalmente.

La regione, immersa in colorati paesaggi lunari, circondata da montagne dalle nevi perenni,  è quasi completamente disabitata, ad eccezione dell’interessante insediamento di Karakul, un villaggio avvolto da un’atmosfera misteriosa, che sorge a 3600 metri, accanto all’’omonimo lago creatosi in seguito all’impatto di un meteorite, circa 10 milioni di anni fa. Il Karakul Lake, che in kirghiso significa “lago nero”, sebbene il suo colore sia di un azzurro intenso,  è il lago salato più alto dell’altopiano del Pamir, e secondo al mondo. 

Vorremmo tanto accamparci sulle rive del lago, ma il freddo é pungente e il vento molto forte, entriamo nel villaggio per comprare qualcosa da mangiare, sembra un villaggio del Far West ma con case tajike, e siamo accolti da cani randagi che sbucano da ogni angolo, l'unico negozio offre molto poco ma abbastanza: uova, cipolle, biscotti, pasta e qualche dolcetto al cioccolato, io vado alla ricerca di pane, qualche casa ha l'uscio aperto e grido "Hallo" , sono fortunata, e da una casa da dove esce profumo di pane esce una signora, ne compro 2 e mi regala pure delle frittelle ancora calde, che riesco a portarle ancora calde nella Jurta, tipica capanna tajica dove pernotteremo, ce le mangiamo in un boccone.

La capanna ha dei tappeti e materassini e in mezzo una stufetta che ci accendono subito, Thomas va a prendere l'acqua alla pompa d'acqua del villaggio, cuciniamo e mangiamo, non parliamo molto, ognuno é avvolto nei propri pensieri, apriamo il sacco a pelo e cerchiamo di dormire.........

Prima di raggiungere il confine dobbiamo lottare ancora, sali e scendi in continuazione, passi ripidi, freddi e venti forti contro che iniziano verso le 13.00 di ogni giorno e non ci danno tregua, un pomeriggio ci fermiamo in una conca per ripararci, io tremo dal freddo e dalla fatica, prima di piantare la tenda mangio un pezzo di cioccolata.

Thomas ci raggiunge e si ferma anche lui, impossibile pedalare; di notte nevica ma il vento é cosí forte che la spazza via subito.

Il giorno dopo passiamo il confine, entriamo in Kirgistan, io e André ci fermiamo appena dopo, abbiamo pochissima acqua ma la razioniamo e ci basta. Vicino al prato c'é una fonte di acqua ma la troviamo solo il mattino seguente!

A Sary Tash troviamo di nuovo il formaggio, evviva, e pane fresco! Un bel pic-nic e poi procediamo su salite e discese invase da camion che trasportano carbone ed emanano gas di scarico nerissimo, trattengo il respiro perché l'odore é proprio insopportabile. Spero solo che non me ne cada in testa un pezzo di carbone, perché qui la sicurezza non la conoscono proprio, si spera che non succeda niente e basta.

Fino a Osh c'é solo discesa, ma a causa del vento non riusciamo a godercela, ma almeno la temperatura si alza un po'.

Scusate tanto se in queste righe non sono riuscita a darvi un'idea della Pamir, é difficile scrivere le emozioni di un mese senza appunti, di solito me li scrivo giornalmente, ma la stanchezza ha sempre prevalso e i ritmi della giornata e della notte sono diversi di quelli di una vita "normale", alle 19.00 eravamo giá nel sacco a pelo.

L'ultimo giorno un'abbraccio, qualche lacrima di contentezza e tanta tristezza per l'addio alla solitudine, per la fine di un traguardo, ma raggiunto e andato bene, grazie a Dio.

Non immaginate quante volte mi sono chiesta perché pedalavo in montagne e luoghi dispersi, cercavo di collegare mente e corpo per avere piú energia ma non riuscivo, mi sentivo avvolta dalla natura e lottavo per sopravvivere.

La mente era occupata a riprendere istanti e situazioni, occupata a sentire il silenzio, interrotto solo dal rumore delle ruote e delle borse, guardava sempre l'orizzonte e non vedeva l'ora di vedere cosa c'era oltre, voleva sempre di piú, .........

Il corpo soffriva, le labbra bruciate dal sole e il naso sempre grondante a causa del freddo, soffriva per l'acqua gelida dei ruscelli, le gambe contavano le pedalate, il respiro si faceva affannoso...........

La Pamir é gioia e tristezza, é stupore e delusione, é incantevole e tetra, é un'esperienza di vita che si é impressa in modo indelebile nella mia mente, scusate se non riesco a trasmettervela, ma forse la mia mente é gelosa e non riesce a condividerla con voi, se avete domande fatemele, cercheró le risposte nella mia mente!

 

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