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Kirgistan

A Osch ci dobbiamo assolutamente riposare, siamo dimagriti e dobbiamo rimetterci in forma prima di continuare. L'ostello é veramente bello e punto di arrivo di tutti i ciclisti provenienti o diretti verso la Pamir, quindi finalmente possiamo condividere le nostre esperienze con altri. I giorni passano velocemente e resteremmo qui molto piú a lungo ma prima o poi dobbiamo ripartire.

Controlliamo e puliamo le bici e tutto il nostro equipaggiamento, laviamo i vestiti e dopo quasi 10 giorni, senza alcuna voglia e senza una meta ben precisa partiamo. Non avendo il visto cinese e neanche quello russo, non ci resta che raggiungere la capitale Bischkek e da lí prendere un volo per uscire dal paese.

É durissima rimetterci in sella, e la strada M41 per Bischkek si rivela molto stretta e pericolosa, con tanto traffico. Ci fermiamo a mangiare qualcosa, non ci diciamo una parola, é giá tardo pomeriggio e non riusciamo a trovare un posto per la tenda, é densamente abitato dappertutto, proviamo a inoltrarci in qualche stradina e troviamo tanti bambini che ci inseguono, 2 signori ci invitano a casa loro a mangiare il Plov, un piatto di riso, verdure e carne, originario della Russia;

rifiutiamo gentilmente, stiamo molto attenti a cosa mangiamo e non vogliamo stare male di nuovo.

Poi ci inoltriamo verso dei campi coltivati, ma ci sono dei solchi troppo profondi, di nuovo sulla strada principale, poi giriamo a sinistra, sembra che dietro a degli alberi ci sia posto, ma purtroppo di nuovo niente, André insiste per un posto vicino alla strada, io non sono d'accordo e proseguiamo, é buio quando prendiamo una stradina nei campi, chiediamo ai proprietari, che stanno ancora lavorando, se possiamo dormire lí, acconsentono, acqua ne abbiamo abbastanza, un bel piatto di spaghetti e in tenda a dormire!

La strada é molto ondulata, con salite corte, il paesaggio ha quasi solo il colore del giallo, tutto bruciato dal sole e caldo, continuiamo a pedalare fino ad un paesino dove scopriamo un bel parco, ci sono 2 uomini a cui chiediamo se possiamo piantare la tenda, ma non riusciamo a capire se il parco chiude o se é pericoloso, ci fanno segno di seguirli fino ad una clinica, entriamo nel giardino e ci fanno segno di metterci lí, c'é pure un rubinetto dell'acqua, di nuovo incontrati 2 angeli.

Altri 2 angeli li incontreremo il giorno dopo per strada, sono Sylvia e Vlad, 2 rumeni in bici incontrati giá un paio di volte, parliamo un po' e ci consigliano di prendere un'altra strada per arrivare alla capitale, molto piú lunga, con quasi 2 settimane di strada sterrata e con 6 passi da scalare, o meglio pedalare.

Lo sapevamo che c'era un'altra strada, ma avevamo visto il profilo e dopo la Pamir non avevamo tanta voglia di andare in montagna di nuovo.

Alla fine non ci abbiamo pensato molto, abbiamo fatto provviste e raggiunto l'incrocio e ci siamo diretti di nuovo tra le montagne, ignari che sarebbe stata molto piú dura della Pamir per certi versi...........

La sterrata inizia molto presto, non piú macchine ma asinelli carichi di mais e bidoni di latte, i bambini ci corrono dietro, e perfino una vecchietta curva ci saluta e sorride. Non riusciamo a capire se troveremo acqua o no, ma non possiamo rischiare, e André entra in una casa a chiederne un po', quasi tutte le case hanno una pompa dell'acqua, e ci regalano perfino noci e mele, evviva pranzo assicurato!

Davanti a noi si vedono solo montagne, e dobbiamo cercare assolutamente di fare delle tappe in mondo da poter dormire a valle e salire i passi la mattina, quindi anche se stanchissimi procediamo, ogni tanto passa una macchina, altrimenti siamo solo noi, il silenzio e il rumore dei ruscelli, che per fortuna ce ne sono dappertutto, troviamo un bel posto al fiume, dietro alla tenda una valle oscura, ho quasi paura che ci siano gli orsi, ma tranne un topolino che ha la sua tana proprio all'entrata della tenda, non c'é nessuno!

Della tana ci accorgiamo solo la mattina, ma siamo sopravvissuti! Il primo passo é lungo 50 km., con un'altitudine di 1.900 metri. Per fortuna abbiamo giá fatto ieri un po' di km, oggi inizierá l'ascesa vera e propria, con serpentine interminabili e montagne ricoperte di vegetazione marrone chiaro, ogni tanto mi giro a guardare la strada fatta, sempre con un po' di orgoglio! I nostri viveri sono scarsi, e non mi rimane altro che fermare le poche macchine che passano e chiedere almeno un po' di pane, e cosí faccio segno a una macchina di fermarsi, chiedo "naan" e di solito capiscono che sto chiedendo pane, e mi danno 4 panini, li volevo pagare ma non hanno voluto.

Faccio i conti dei miei viveri e per stasera ci serve ancora del pane, provo a fermare ancora qualche macchina ma proseguono oltre, poi a una curva scende una jeep con dei militari, la fermo e vedo che hanno tantissimo pane, chiedo e me ne danno uno freschissimo, lo voglio pagare ma non vogliono, grazie angeli, la mia gioia é grande, un' Ave Maria e un Padre Nostro di ringraziamento, un bel pic-nic con pane e mandorle e proseguiamo.

La quiete ci accompagna fino al passo senza quasi che ce ne accorgiamo, facciamo uno spuntino e scendiamo, la strada é vuota, il senso di libertá é estremo!

Ci accampiamo vicino a un torrente e facciamo il bucato, una rinfrescata pure a noi, filtriamo l'acqua, cuciniamo e a letto, dove cerchiamo di scrivere qualche appunto per non dimenticarci di niente.

Nel villaggio di Kazermann arriviamo giá verso mezzogiorno, e incontriamo di nuovo Sylvia e Vlad, i 2 rumeni che ci avevano consigliato l'itinerario, anche loro hanno dovuto chiedere da mangiare per strada, e come noi pensavano di trovare almeno un piccolo negozietto, ma niente.

Dopo 2 giorni di riposo e rifornimenti per almeno 5 giorni lasciamo Kazermann per un'altro passo. Cerchiamo disperatamente benzina per cucinare, e tutti i distributori ci dicono "niet", che significa no e non riusciamo a capire perché, siamo insistenti perché senza benzina non possiamo partire, e poi finalmente capiamo che non c'é elettricitá fino alle 17.00 di sera, quindi é impossibile erogare benzina, perfetto, cosa facciamo?

Chiediamo a tutti i negozi  semmai avessero un po' di benzina da vendere, e poi finalmente ci fanno un disegno sulla strada polverosa per raggiungere un benzinaio fuori paese; prima telefonano e si assicurano che lá ci sia eletricitá.

Ancora una volta grazie a Dio si risolve tutto, ma partiamo molto tardi e dopo 20 km. di strada a onde che ci ha percosso tutto il corpo arriviamo all'inizio della salita, prima facciamo uno spuntino, 2 camionisti si fermano e ci chiedono se vogliamo un passaggio fino al passo, é normale che lo chiedano, tutti sono veramente gentili e pur essendo un popolo molto duro ha cuore.

Noi rifiutiamo gentilmente, e ce ne pentiremo amaramente! Il passo é durissimo, i sassi sono grandi e ci impediscono di pedalare, costringendoci a scendere e a spingere, stiamo insieme, fianco a fianco, cerchiamo di trovare un'argomento per ridere, ci chiediamo cosa mai stiamo facendo lí, mancano ancora tanti km. e valutiamo l'idea di fermare un camionista, ma naturalmente non arriva nessuno e come prevediamo ne arriva uno in cima al passo.

Lottiamo, fa freddo ma non possiamo proprio piantare la tenda da nessuna parte, finalmente arriviamo in alto, la nebbia rende tutto cosí mistico e surreale, arriviamo in un villaggio, greggi di pecore e capre occupano la strada, i cavalli galoppano alzando nuvole di polvere, cerchiamo a destra e sinistra un posto per la tenda ma é quasi buio, dalla mappa che abbiamo dovrebbe esserci un posticino vicino ad un torrente, giriamo a sinistra, scendiamo e finalmente vediamo un prato con erba bassa ed un torrente, abbiamo un freddo incredibile e siamo stanchi, piantiamo subito la tenda e mangiamo solo brodo con pasta istantanea.

La mattina aspettiamo il sole prima di alzarci, poi prepariamo la colazione e vediamo scendere una bici, abbiamo visita, é Lukas, con il quale giá avevamo trascorso qualche giorno insieme, che gioia, beviamo un bel caffé insieme e via, un'altro passo ci aspetta, ma io e André lo rimandiamo al giorno dopo, siamo stanchi e vogliamo fermarci presto per riposarci un po'. Troviamo un posto perfetto vicino a un torrente piccolissimo vicino alla strada.

Quando é buio andiamo a letto, ignari che quella notte sará da incubo!

Di solito evitiamo di accamparci vicino ad una strada, ma talvolta non abbiamo scelta, e i camionisti guidano anche di notte. Se ne ferma uno vicino alla nostra tenda, i membri dell'equipaggio sono 3-4 e si mettono a discutere, a ridere e a fumare. Noi studiamo un po' la situazione per cercare di capire perché si erano fermati proprio lí. André mi dice di vestirmi e prepararmi per l' "evacuazione", io prendo in una mano lo spray al pepe e il rosario nell'altra, la borsa con i documenti e il passaporto e lasciamo la tenda inoltrandoci nei cespugli, e se André chiede a me cosa dobbiamo fare, significa che anche lui non é tranquillo, ed essendo lui il leader, inizio a preoccuparmi anch'io.

Che situazioni brutte! Manteniamo la calma e li osserviamo, e giungiamo alla conclusione che hanno un guasto al camion perché li sentiamo battere in continuazione, decidiamo di tornare in tenda dopo almeno un'ora e cerchiamo di dormire.

La mattina ci svegliamo molto presto, usciamo dalla tenda e finalmente facciamo amicizia con i camionisti, che ci regalano perfino delle caramelle, grazie a Dio é andato tutto bene e iniziamo la salita di un'altro passo, per fortuna non ripido, tra un paesaggio sempre lunare; la discesa é lunghissima ma arriviamo presto su una pianura dove riusciamo a trovare un prato molto secco vicino a dei campi, e c'é perfino un torrente piccolino dove si abbeverano gli animali, ma basta che sia acqua e siamo felici.

Il giorno dopo dobbiamo fare di nuovo rifornimenti per almeno 4-5 giorni, c'é un passo molto lungo e non sappiamo se riusciremo a farlo in un giorno. Ci fermiamo in un villaggio e cerchiamo un negozietto, compriamo tanti biscotti, tavolette di cioccolato e pasta, i fiocchi di avena non li troviamo. Io mi metto alla ricerca di un po' di pane e chiedo a tutti, perfino a delle signore che stavano facendo il bucato per strada, ma niente, nessuno mi vuole aiutare o non mi vogliono capire, talvolta ci si sente proprio fuori posto, e scappiamo letteralmente dal villaggio.

La strada é di nuovo a onde, di nuovo percosse, ma proprio prima del passo troviamo un posto magnifico sotto degli alberi ormai ingialliti dall'autunno, il vento soffia forte, e un torrente con acqua gelida scorre vicino, vorrei stare qui per sempre!

Il passo é interminabile, sale e sale, incontriamo un uomo a cavallo con 2 cani, probabilmente un cacciatore, ci saluta, ci sono tanti torrenti e finalmente chiazze di verde, con delle macchie di pini maestosi, oggi sará una giornata molto lunga, dopo una sosta con biscotti e cioccolato ci facciamo forza e saliamo fino a 1.256 m., io lotto, pedalo e mi sembra di non andare mai avanti, André mi dice di provare a pensare a qualcosa di bello, come alla Liguria, al nostro futuro, ci provo e riesco a distrarmi un po', poi prevale di nuovo la stanchezza, fa molto freddo e inizia a nevicare, il vento gelido mi tiene sveglia, vorrei scendere a mettermi una giacca ma continuo, non voglio perdere tempo, e se sto in movimento riesco pur sempre a sopportare il freddo, mi giro a guardare le serpentine, incredibile, non dovrebbe mancare molto al passo, 2 aquile volano sopra di me e mi fanno compagnia, André deve continuare a fermarsi a pompare una ruota, probabilmente c'é un piccolo buco, finalmente arriviamo, riesco a scattare una foto veloce con le mani gelate, poi vedo André con la bici smontata, no questa non ci voleva proprio!

Deve cambiare il copertone e il vento misto a neve e pioggia é gelido, é difficile mantenere la calma ma ci proviamo, dobbiamo far presto e scendere il piú presto possibile al lago Songkul, situato su un altopiano montagnoso elevato, privo di piante (3.016 metri sul livello del mare), le cui verdeggianti praterie sono utilizzate dai pastori delle regioni nazionali Kochkor, Naryn e At Bashi come terreni per il pascolo del bestiame nei mesi estivi.

La bellezza del lago e la sua pace é indescrivibile, un deserto freddissimo tutto per noi, trovare un posto per la tenda é facile, e per fortuna abbiamo abbastanza acqua, siamo quasi congelati ma felici, incredibilmente felici e liberi, piantiamo la nostra casetta, e cuciniamo in tenda, fuori fa troppo freddo. Ci svegliamo in una pace quasi surreale, facciamo asciugare la tenda al vento e partiamo di nuovo per un passo, non incontriamo nessuno a parte 2-3 macchine. La strada costeggia dapprima il lago, ci sono chiazze di neve dappertutto, poi costeggia una montagna e inizia a salire ben presto, la catena della mia bici non risponde piú bene ai miei comandi, ma deve farcela ancora un po', e lentamente arrivo di nuovo al passo, di nuovo con 2 aquile che mi accompagnano, ogni tanto scendo e spingo, sono stanchissima e quando vedo André fare le foto mi mancano ancora un paio di curve.

La discesa é lunghissima, su una strada con grandi sassi, e ci divertiamo tanto a scendere, cercando di essere veloci perché sta facendo buio e fa freddo, purtroppo non troviamo un praticello tutto per noi, ci sono case dappertutto dove abitano i pastori, mucche, cavalli e yak credo. Le proprietá sono enormi e non ci azzardiamo ad avvicinarci perché ci sono cani da guardia in agguato, poi tentiamo a scendere fino al fiume tra dei cespugli, troviamo un praticello con le mucche tutt'intorno, posto perfetto. Intanto che cuciniamo riceviamo la visita di un pastore sul suo cavallo, chiediamo se possiamo restare, ci dice niet Problem, e a gesta discutiamo un po'. 

 Il lago Issikul sará la nostra prossima meta.

E’ il più grande lago montano dopo il lago Titicaca, si trova a 1607 metri di altitudine, è profondo 668 metri.  La sua acqua è salata, è il più grande lago salato dopo il Mar Caspio e nonostante l’altitudine d’inverno non gela, le sue acque sono “calde”. E’ lungo 183 km e largo 60 km.  

E’ circondato da alte montagne, la catena del Tian Shan, le Montagne Celesti, che i kirghisi condividono con la Cina. Le più alte superano i 7000 metri come il Picco Podeby. 

Quando arriviamo andiamo subito in un villaggio sopra la strada che costeggia il lago, e per fortuna troviamo un negozietto, perché le nostre scorte sono nuovamente finite, compriamo arachidi, yogurt, pane, un dolce arrotolato con marmellata, acqua, zucchero, patatine, aglio e patate, scendiamo al lago e la spiaggia é deserta, ma il vento é talmente forte che quasi non riusciamo a piantare la tenda. Ogni tanto viene qualche pastore a salutarci, sono tutti curiosi e la voce che 2 turisti sono in spiaggia si é sicuramente sparsa in fretta. Rimaniamo 2 giorni per riposarci, non é che ci sia molto da fare a parte dormire, ma ci godiamo la pace prima di proseguire lungo la costa meridionale per raggiungere Karakol, una cittadina turistica; appena vedo l'entrata del paese alzo il braccio in segno di vittoria, per festeggiare prendiamo una bella camera d'albergo con una colazione favolosa inclusa.

Finalmente una doccia, e per cena hamburger con patatine fritte che divoriamo letteralmente come 2 orsi appena usciti dal letargo!

A Karakol c'é una splendida chiesa ortodossa di legno con il tetto verde, entro e accendo 2 candele, ringrazio Dio per essere stato al nostro fianco, un'immensa felicitá mi assale, un'esperienza impressionante, per fortuna a quell'incrocio abbiamo deciso per la via piú difficile e piú appagante, non ai confini delle nostre capacitá ma ai confini di questo meraviglioso pianeta...............!

 A Bishkek ci andremo poi in Taxi, la mattina che volevamo partire nevicava fortissimo con un vento gelido, troppo pericoloso salire in sella. 

Dalla capitale del Kirgistan, decidiamo poi di raggiungere Almaty in Kasachstan in bici e da lí volare poi per Hanoi, in Vietnam.

 Volevamo rimanere solo qualche giorno, ma la tua bellezza misteriosa e la tua natura ci hanno abbracciato e accompagnato per svelarci i tuoi segreti, vediamo ancora la tua mano che ci invita a tornare.......!

 

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