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Vietnam

Non vedevamo l'ora di arrivare, giá 3 anni fa, avevamo pianificato un viaggio nel paese del riso, del caffé e dei cappelli da sole appuntiti, e ora dopo mesi di tranquillitá e campeggi selvaggi vicino a torrenti di acqua limpida e fresca, ci troviamo a combattere con lo spazio di un paese con un'incremento demografico molto alto, un'inquinamento ambientale ben visibile, e un'industria edilizia che sopprime luoghi paradisiaci.

Il primo giorno ad Hanoi ci divertiamo un po', non c'é che dire, é una cittá molto particolare, che non si ferma mai; lo stile coloniale delle case ricorda la colonizzazione francese, sono molto strette e molto alte, i piccoli balconi sono usati per appendere i panni o per metterci vasi di fiori barcollanti, centinaia di motorini sfrecciano per le vie della cittá vecchia, i semafori diventano verdi e rossi ma non importa a nessuno, chi suona ha la precedenza, e.......suonano tutti ininterrottamente, tutti lo stesso suono, non capisci mai da dove arriva, e noi camminiamo sempre dritto, guai a fermarsi, é vietato interrompere la frenesia, i marciapiedi ci sono, ma li usano i macellai, i pescivendoli, gli ortolani, i fioristi, etc. etc.

Tra i motorini é pieno di biciclette colme di ananas, di aranci, di barattoli con dentro non so che per fare i panini, ognuno con la loro specialitá gastronomica e non, quasi tutti gridano o hanno una radiolina che offre i prodotti.

Nel centro storico ci sono tante di quelle stradine che io proprio non riesco a orientarmi, e per fortuna c'é André che con la mappa sul telefono mi guida dappertutto, ma almeno ho imparato ad andare da sola alla Cattedrale, e finalmente di nuovo a Messa dopo non so quanti mesi, che bella emozione sentirsi cosí vicino a Lui!

Ci sono tantissimi ristoranti e si mangia benissimo, anche se dopo un paio di giorni sono stanca del solito Po Boh, brodo con pezzetti di carne di manzo e tagliatelle di riso con qualche strisciolina di verdura.

Gli involtini primavera sono anche buoni, sia fritti che crudi, e per fortuna in ogni ristorante li fanno diversi. Le bancarelle dei Bahn mi si trovano ad ogni angolo della strada; sono delle piccole parisette imbottite, ma per essere sazi bisogna mangiarne almeno 2 o 3.

Per trovare un po' do tranquillitá basta andare al laghetto pensiamo, invece non é cosí. Basta sedersi un paio di minuti che arrivano bambini e adolescenti con un quadretto e iniziano a farci domande in inglese, per praticarlo, cosa che troviamo molto utile, ma dopo 4 o 5 gruppi, dopo le solite domande e le sole risposte, ci alziamo e torniamo nella nostra camera senza finestre, ma tranquilla. 

Come al solito ci sono tante cose da vedere, ma preferiamo dormire e rimetterci in forma, io lavo le biciclette nella doccia e André le monta perché per il volo le abbiamo dovute smontare per metterle in un cartone.

Prima o poi vogliamo rimetterci in sella ed uscire da questo posto pazzesco, si ha quasi la sensazione di essere finiti in trappola e di non riuscire ad uscirne.

Decidiamo di inoltrarci lungo l'Ha Giang Loop nel geo parco di Dong Van, dove si innalzano montagne carsiche dalle forme molto particolari creando dei paesaggi quasi lunari ma verdissimi, le terrazze di riso sono ovunque, i villaggi delle minoranze etniche ci permettono di vedere da vicino la loro dura vita, la maggior parte porta i vestiti tradizionali.

In questo periodo dell'anno il riso é giá stato raccolto ma i fiori rosa del grano saraceno danno una nota di colore al paesaggio.

Saranno quasi 3 settimane di dura lotta con le salite molto ripide, siamo molto stanchi ma volevamo trovare un po' di pace, e la troviamo, ma solo durante il giorno perché di notte finiamo in cittadine piene di turisti e molto brutte.

Le strade sono frequentate da tanti turisti in moto, di macchine ce ne sono poche, qui viene trasportato tutto in moto, dagli alberi agli armadi, dai maialini alle pecore, dalle anatre ai pollastri, da carichi di fieno alle banane e da intere famiglie, e credetemi, in 5 ci stanno su una moto. Poi ci sono i venditori ambulanti, c'é chi trasporta 2 fornelletti a legno acceso e ci cuoce il mais, altri trasportano una piccola vetrina con "intrugli" vari, per preparare uno spuntino, i fornai, che vendono solo 2 tipi di pane, o bianco o dolce con una pasta di piselli verdi o di piselli rossi, che hanno un po' il sapore di pasta di mandorla.

Con noi cerchiamo sempre di avere banane, nel caso non trovassimo da mangiare, e se lo troviamo é sempre lostesso, riso e verdure per me e pasta in brodo per André, o riso fritto con tofu e verdure.

Ogni tanto troviamo dei negozietti che vendono tutti le stesse cose, scatoloni di biscotti enormi, qualche volta impacchettati in piccole porzioni, probabilmente a causa del clima molto umido, altrimenti diventerebbe tutto molle!

Qui sono tutti autosufficienti, ogni casetta ha il giardino e piante di frutta, galline e pulcini nel cortile, tanti cani e non chiedetemi che fine fanno i piccolini, non ci voglio pensare!

Le stalle con i bufali e i maialini sono o sotto casa o di fianco. In questa stagione sono tutti intenti a far seccare il riso, che viene steso o nel cortile o sulla strada e mosso in continuazione con dei rastrelli, la sera viene poi messo nei sacchi e il giorno dopo tutto daccapo, con una lentezza incredibile.

La vita é sicuramente dura qui, ma sono sempre tutti tranquilli e beati, o davanti alla televisione o dormono o con il telefonino in mano, padre, madre e figli, ignari del presente e non preoccupati per il futuro, rassegnazione forse?

Solo in pochi ci salutano, i giovani e i bambini soprattutto, quelli piú vecchi sono forse ancora arrabbiati a causa della guerra e non vedono i turisti di buon occhio, anzi qualche volta abbiamo quasi la sensazione che si vorrebbero vendicare, come quando ci chiedono il doppio o il triplo del prezzo normale.

Negli alberghi parlano molto poco inglese, non vogliono neanche capire che entriamo in un' albergo per dormire!

Io mi arrabbio tutte le volte quando sono stanca, bagnata, e affamata e prima di riuscire ad entrare in una camera passa almeno un'ora, se poi dobbiamo fare 2 o 3 piani con tutte le borse, chiedere un posto sicuro per le bici, chiedere la password per Internet, poi vai in camera e non ci sono gli asciugamani, prima di fare la doccia bisogna aspettare che il boiler sia pieno, cari miei passano 2 ore, e poi non é finita!

Subito fuori a cercare qualcosa per la colazione e qualcosa per la cena, impresa molto ardua se si é lontano dai posti turistici, poi a letto, e qui i materassi sono duri come il legno, allora gonfiamo i nostri materassini, e cerchiamo di dormire dopo aver controllato che non ci siano zanzare.

La mattina non vediamo l'ora di pedalare e di sentirci di nuovo liberi, cerchiamo di trarre il bello di questo paese, di ammirare i paesaggi, la giungla sembra voglia divorare tutto, la pioggia continua innonda i campi di riso, i bambini giocano ancora a biglie, altri saltano la corda, altri camminano scalzi sulla strada..........un giorno incontrai una bambina dolcissima sola, volevo fotografarla ma non ho ebbi il coraggio, poi mi resi conto che forse si era persa, si incroció le braccia sul petto, mi guardó e inizió a piangere dicendo qualcosa, forse "mamma", non seppi cosa fare e fermai subito un motorino con una famiglia locale,  e a gesta le chiesi di aiutarla, mi rassicuró, mi disse ok ok e io me ne andai, col suo viso impresso nel mio cuore!

Dopo quasi 3 settimane di montagna abbiamo bisogno di riposo e decidiamo di andare a Cat Ba, un'isola nella baia di Halong, 

La baia di Ha Long (vietnamita: Vịnh Hạ Long) è un'insenatura situata nel golfo del Tonchino, in territorio vietnamita. Fa parte della provincia di Quang Ninh e comprende circa 2000 isolette calcaree con numerose grotte carsiche. La baia si trova 164 km ad est della capitale Hanoi, non lontano dal confine con la Cina. In lingua vietnamita il termine "Hạ Long" significa "dove il drago scende in mare". Dal 1994 è un patrimonio dell'umanità dell'UNESCO.

Ci godiamo una settimana di pace e riposo prima di proseguire per Tam Coc e il mare, con destinazioni molto turistiche, quali Hué e Hoi An, dove passeremo il Natale e Capodanno e penseremo un po' al nostro futuro.

Siamo molto indecisi se continuare in treno lungo la costa, perché la pioggia persiste, ma alla fine dopo 2 settimane di astinenza di pedalate ci mettiamo in sella e ripartiamo.

Decidiamo di fare il sentiero Ho Chi Minh, una rete di strade che andavano dal Vietnam del Nord al Vietnam del Sud, attraverso le nazioni confinanti di Laos e Cambogia, allo scopo di fornire supporto logistico ai Viet Cong e all'NVA durante la Guerra del Vietnam. Erano una combinazione di strade per i camion e percorsi per pedoni e biciclette. Oggi é una strada nuova e percorribile da tutti i mezzi e un po' meno trafficata della A1.

La giungla ai bordi della strada é di un verde molto intenso, la vita nei piccoli villaggi sembra essere ferma, a parte qualche contadino che prepara i campi di riso, sembra facciano i surfisti, perché per arare la terra usano una specie di slittino trainato da un bufalo sul quale stanno in piedi.

Alcuni fanno dei solchi nel fango perfetti, altri seminano, altri con la schiena ricurva ripuliscono i campi, quanto lavoro per un po' di riso!

Per trovare un posto per dormire facciamo quasi 100 km. al giorno, e la pioggia ci demoralizza molto, ad un certo punto della strada arrivano di nuovo i camionisti, e la strada diventa troppo stretta, quindi ad un'incrocio mangiamo qualche banana e biscotti, studiamo il tempo, la strada alternativa e il profilo e decidiamo di scendere verso la costa sulla famigerata A1, che piú che pericolosa é molto rumorosa, per gli interminabili clacson, la musica altissima dei ristoranti, il batti e batti dei fabbri, falegnami, scultori, venditori ambulanti, una vita incredibilmente pulsante che non si ferma mai, la strada é a tratti bloccata, non si capisce bene se la stanno facendo nuova o se la stanno mettendo a posto, i marciapiedi sono tutti rotti, e lentamente vengono riparati, ogni tanto passa un carro trainato da un bufalo, ogni tanto delle mucche attraversano la strada ignare del traffico, come lo facessero apposta per rallentarlo, i contadini stendono addirittura il riso sulla strada per essiccarlo, nessuno si arrabbia, tutti guardano solo davanti, il gioco non si puó fermare.

Vedere il mare é quasi impossibile, tutta la costa é barricata da immensi Resort di lusso, sembra facciano a gara per vincere un premio che andrá a quello piú grande, lostesso per gli alberghi che si sviluppano verso l'alto.

Il turismo di massa si espande come una petroliera che perde olio e lascia una scia di desolazione e di impotenza della natura che viene sommersa da un'inquinamento penso ormai difficile da sostenere.

3 mesi fa il Vietnam ci faceva paura, e invece siamo riusciti a farci trascinare dalla sua vita, ci siamo abituati agli sguardi schivi, curiosi e perplessi, a sorrisi improvvisi, a una scortesia micidiale e a una gentilezza timida e premurosa.

Paese dagli enormi contrasti, dove le casette francesi costruite durante la colonizzazione resistono tuttora al clima, dove ad ogni ponte le barche blu dei pescatori sono di una bellezza incredibile in contrasto col verde della giungla, almeno loro sono blu, il colore del mare non voglio descrivervelo, le esperienze belle rimangono, quelle brutte le vogliamo lasciare nella nebbia della cittá di Ho Chi Minh, e grazie Vietnam per avermi fatto pensare tantissimo a come la vita é dura, ma essendo una lotta bisogna lottare, ed essendo un pellegrinaggio é vietato fermarsi!

 

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